S. Tenente Ascari Adler
E' il 25 aprile 1943, giorno di Pasqua, a bordo della nave americana "Brazil" che mi sovviene di iniziare questo racconto … sono prigioniero ormai e questo lavoro mi servirà a ingannare qualche ora malinconica.
Partiti per la guerra il 3 marzo 1943. Ero a Empoli col mio battaglione del
36° Bis Fanteria Motorizzato quando dopo parecchi falsi allarmi finalmente
partiti. Si indovinava la destinazione: Tunisia. Monto in tradotta la sera. Avevo
salutato il giorno prima la mamma e la fidanzata. Il treno si mosse alle 20.30.
Saluti e addii
Il 4 marzo passiamo per Napoli, il 5 marzo arriviamo a Villa S. Giovanni dove
lasciamo la tradotta per passare sul traghetto per Messina. Notte fredda e ventosa.
A Messina dove sono visibili i segni di bombardamenti e nell'oscurità più
completa, era notte fonda, caricamento su nuova tradotta, dove fino al mattino
dormo in un carro (?) coi miei soldati.
6 marzo, si passa da Palermo e finalmente il 7 marzo alle 10 si arriva a Castelvetrano,
dove ci accampiamo in attesa del trasporto aereo. Visita serale a Castelvetrano, mensa
in una bettola, la notte la passo in tenda coi miei fanti, Maini, Dondi, Bernardi,
Prampolini ecc. Alle 3 dell'8 marzo sveglia. Si toglie il campo, buio pesto, si
carica il materiale, arrivano degli autobus, montiamo tutti. Si va al campo
d'aviazione, intanto si fa giorno. Caricamento sugli aerei, è la prima
volta che monto su un apparecchio. E' un grosso trimotore da trasporto. Minuziosi
e precisi preparativi degli aviatori, si parte, sono le 7, prima emozione del volo,
si gira sul campo, si forma il convoglio, si punta sul mare, il viaggio è
calmo, senza incidenti, interessantissimo.
Verso le 10 ecco la costa dell'Africa, capo Bon, Tunisi. Si scende dolcemente sul
campo. Veloce scaricamento, montiamo su dei camion. La colonna passa per la città
e ci fermiamo al Comando Tappa. Breve sosta, primi contatti con gli arabi del luogo,
untuosi e premurosi, riposo sotto la tenda, si mangia e la sera nuova partenza degli
autocarri. Il viaggio è lungo ed estenuante, si viaggia tutta la notte e il
giorno dopo arriviamo a Sfax. Breve sosta in città, dove noi ufficiali siamo
ospiti alla mensa del comando tappa. Subito si riparte. A sera siamo già in
zona pericolosa, si deve procedere a fari spenti, ma le piste sono mal messe ed
allora fermata in una bellissima oasi di palme poco distante da Gabes. Le linee
oramai non sono più tanto lontane, si dorme all'addiaccio e a notte esce
la luna tra le palme. Il giorno dopo all'alba (10 marzo) si riparte e in mattinata
arriviamo all'oasi di Hel Hamma dove ci accampiamo. L'oasi sembra un paradiso,
la mia tenda è posta all'ombra di un fascio di palme e alla sinistra
scorre un ruscelletto di acqua calda (Hel Hamma vuol dire Acqua-calda). Qui vita
di campo, si costituisce la mensa, si scavano buche per eventuali incursioni
aeree e per alcuni giorni trascorre comodamente e tranquillamente questa vita
da campo.
Il 13 marzo, costituendosi il Btg. Su nuovo organico, passo dalla 4° alla
2° compagnia. Pochi uomini del mio plotone mi seguono, e con grande dolore,
proprio ora che dovevo portarlo al fuoco vedo sciogliersi quel plotone che io
avevo istruito. Mi rimangono però alcuni che scelgo fra i più
fedeli, Dondi, Bernardi, Pizzuto, Macaluso, poi riesco a ottenere il Serg. Maini,
Prampolini, Billi e Artioli. Anche il mio attendente "Pippone", mi segue. Nella
nuova compagnia ricostituisco il plotone. Nuovi elementi aggiungo ai miei fra
i quali il Serg. Vaccari, il Serg. Ascari, e Papi un mio vecchio soldato dell'8°,
un vecchio fedelissimo insomma. In Hel Hamma rimanemmo fino al 15 marzo, giorno
in cui a mezzo autocarri veniamo trasportati in linea. Località: Sidi
Amara, prime pendici della catena del Telaga a sud dello Sciot. Nuovo genere
di vita, si dorme in quadrate buche, con uscite che danno in tortuosi camminamenti.
Il tetto è formato da 4 teli da tenda tirati a fior di terra. Subito ha
inizio la sistemazione della linea in capisaldi. Nel mio caposaldo ho due mitra,
due fucili mitragliatori, un pezzo da 47/32. Si fa la mensa di campagna, cucina
ecc… Una compagnia che prima era in quelle posizioni ci dice essere la
località molto quieta. Infatti la sistemazione prosegue celermente,
mentre davanti a noi si estende un deserto collinoso, terra di nessuno.
Nell'immediato davanti del fronte della nostra compagnia si stendono dei
reticolati e c'è un campo minato. La mia linea è a fianco di
quella del Capitano Barbieri, e con lui passo la maggior parte della giornata.
Miei colleghi in compagnia sono Colombini, Jacci e Zanasi.
E' il 21 marzo, primo giorno di primavera, giorno in cui si inaugura la mensa,
cuoco Vaccari, che sentiamo le prime cannonate. E' quello il mio primo giorno
di guerra. Gli inglesi nella notte hanno attaccato le posizioni a sinistra del
nostro Btg. nella valle, a cavallo della rotabile che porta a Hel Hamma, di
conseguenza la 1° compagnia che è nella mia sinistra viene a trovarsi
sotto il fuoco nemico. E' un duello di carri e di artiglieria, la fanteria non
si fa vedere e noi rimaniamo acquattati nelle nostre buche. Proiettili fischiano
nel cielo.
22 marzo. L'attacco continua, si nota con successo da parte del nemico, perché
i colpi sempre più si estendono e scendono verso Hel Hamma. Anche la nostra
compagnia viene a trovarsi sotto il fuoco nemico. aggiungasi il continuo scorrazzare
nel cielo di aerei nemici che scendono a bassa quota e mitragliano. Io rimango
tutto il giorno in linea accanto ai soldati del mio caposaldo. Scrutiamo il
fronte a noi dinanzi, nulla, uomini non se ne vedono. Solo i tiri di artiglieria
continuano a fischiare sulle nostre teste e scoppiano qua e la. Soltanto a sera
viene la calma e con essa la distribuzione viveri. Niente acqua però,
l'autobotte non è venuta e la riserva è alla 1° compagnia,
meglio aspettare domani. Mangio e mi corico sulla brandina, è nel mio
cuore la speranza che i nostri aerei ricaccino gli inglesi, ma … sono
le prime ore della notte quando mi svegliano di soprassalto. E' Pasca di Ferrara: -
Sig, Tenente hanno telefonato alla 3° compagnia di ripiegare -. E' un
fulmine a ciel sereno, intanto arriva Bonfiglioli con la moto, conferma
l'ordine a me e al Capitano. Bisogna far presto i tedeschi alle 4 sganciano
dal nemico. rimanendo dove siamo saremmo tagliati fuori quindi circondati,
bisogna puntare verso Tebaga. Portare tutto quello che si può, prima
le armi. Il ripiegamento è naturalmente a piedi. Addio brandina, addio
cassetta. Addio comodità. E' la guerra! Chiamo Pippone, al tenue lumicino
ad olio faccio i preparativi, lascio l'elmetto, lascio la maschera, il binocolo
quasi scassato, e borraccia a tracolla moschetto, zaino in spalla con due coperte,
pastrano giubba a vento, tutta la biancheria, le foto le cose care, la borsa di
pelle, e con tutto quel po' po' di fardello, via alla testa dei miei soldati.
Viene l'alba del 23 marzo, e con essa la notizia che bisogna scavalcare le pendici
del Tebaga a valle non si passa più.