Diario di guerra (2)

disegno che mostra il tragitto compiuto

Verso mezzogiorno arrivo sfinito alla vetta, ai miei occhi si presenta estesissimo il deserto degli sciot. Bisogna affrontarlo per raggiungere i primi luoghi abitati. Il più vicino è Hel Hamma. Ma Hel Hamma è ancora italiana? O già gli inglesi coi loro carri veloci sono arrivati là , in ogni modo occorre muoversi far presto. Chi da una parte chi dall'altra scende a valle. Io sono senza acqua. Ho visto dall'alto nel deserto un luccichio forse è un ruscelletto, punterò prima su quello. Mi faccio forza ed inizio la discesa. Mi seguono quei fedeli che mi saranno vicini, Dondi, Papi, Bernardi ecc… Pippone nonostante le mie raccomandazioni è rimasto indietro, mi si dice che aveva fame ed era ritornato indietro per prendere della galletta. Sicuramente l'hanno preso perché mentre salivo l'erta avevo visto delle camionette scorrazzare a valle.

A metà discesa non ce la faccio più, getto il pastrano e una coperta e un po' di roba me la pigliano nel loro zaino Dondi, Bernardi e Golfieri poi proseguiamo, a valle mi congiungo con Colombini, Jacci e Zanasi, ci uniamo quindi al Colonnello e con lui si prosegue. Nel pomeriggio all'orizzonte si profilano delle nuvole di polvere, sono nostri autocarri è la salvezza.
Ci portiamo sulla pista e trovato l'autocarro che ci fa salire verso sera arriviamo, stanchi, affamati, assetati a Hel Hamma ancora italiana. Nell'oasi tutto il battaglione è riunito e rivedo il mio capitano. Manca all'appello Pippone, lo metto perduto. Arriva la posta. Però da mia mamma nulla, è una lettera di Adriana. Ritorniamo nel nostro vecchio campo. Non ho più la mia bella tenda, è rimasta lassù, dorma all'addiaccio in mezzo a Bernardi e Dondi. Il freddo durante la notte lo sentirò ugualmente.
Il giorno dopo, 24 marzo, arriva Pippone, ha fatto molta strada a piedi, e lo rimprovero per non avermi seguito. La giornata passa alacremente per la sistemazione dei reparti, preleviamo nuove armi, perché le nostre abbiamo dovuto abbandonarle sul Tebaga, e un po' di materiale.
E' poco ma bisogna accontentarsi. Con tristezza faccio l'inventario di ciò che rimane del mio corredo, gran parte del quale ho dovuto abbandonare sui monti. La sera con Pippone, mi preparo un giaciglio su delle cassette porta munizioni, ma la notte non riusciamo a dormire. E' un continuo susseguirsi di aerei sull'oasi, un continuo bombardamento al lume dei razzi con paracadute. Qualche scheggia arriva nelle vicinanze della buca dove abbiamo cercato rifugio.
Il giorno seguente, 25 marzo, continua la riorganizzazione della compagnia, due mancano ancora all'appello e non rientreranno più. La sera nuova sistemazione con Papi e Vaccari, ma bisogna restare in buca fino al mattino causa il continuo bombardamento. 26 marzo, sistemo la mia roba in una cassetta da munizioni per alleggerire lo zaino. Si parla di lasciare Hel Hamma.
Infatti, la sera ordine di partenza. Dobbiamo formare una linea a sei km. dall'oasi, verso le vecchie posizioni. La notte è silenziosa, lumicini lontani ci dicono che il bombardamento per quella notte si è spostato su Gabes.
Con una silenziosa processione facciamo sei km fuori di Hel Hamma. Dovevamo trovare un reggimento di fanteria, sulla destra del quale dovevamo schierarci, però non esiste anima viva, il silenzio è profondo. Il colonnello ordina lo schieramento; è con noi anche un altro Btg. armato di soli fucili. Io ho tre mitra e nove cassette, costituisco un caposaldo con un mitra, un pezzo e un mitragliatore. Il terreno è piatto e sabbioso, non c'è scelta, sono sulla destra della rotabile di circa 1 km Improvvisamente il silenzio della notte è rotto da un crepitio lontano e un incrociarsi di proiettili traccianti sulla mia sinistra, mi fa comprendere che l'estrema sinistra del battaglione è attaccata.
I miei fanti sono in orgasmo, di fronte a noi non c'è nulla, alla sinistra quei proiettili che segnano con strisce di fuoco la notte, mi dice che il nemico non è di fronte, ma sulla sinistra. Cerco di calmare i miei fanti e mi impongo la calma, non so però rimanere fermo. Due tedeschi prima, due camion poi, passano accanto al caposaldo correndo verso le retrovie. Sono superstiti sbandati che fuggono.
La situazione è critica e sono senza notizie, do ordine di tener gli occhi aperti, nel buio potremmo essere attaccati improvvisamente. I colpi sulla sinistra cessano completamente. Cosa sarà successo?
Arriva intanto il colonnello in moto, non è possibile resistere con quello schieramento, il nemico ha attaccato la nostra sinistra, bisogna portarsi di fronte al nemico; ripiegare.

(Continua)

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