Finalmente nell'autunno del '72, con mia grande gioia, mi sono accorta di aspettare un bambino. Ero al settimo cielo, mi sembrava di vedere finalmente realizzati i miei sogni di un quadretto familiare, con mamma, papà e pupo che vivono felici e contenti nella loro casetta, linda e pulita! Purtroppo però dopo tre mesi la mia gravidanza si è interrotta con un aborto, che mi ha gettato nella disperazione: mi ero convinta di non poter avere bambini, che la mia vita sarebbe stata sempre un mare di solitudine.
Contemporaneamente stavo sostenendo l'esame di abilitazione all'insegnamento e si può immaginare in che modo lo abbia affrontato; è stato un miracolo averlo superato anche se solo col minimo dei voti. Non sapevo, nel vuoto della mia depressione, che quell'esame, malamente affrontato mi avrebbe consentito di avere una cattedra proprio vicino a casa, al contrario di molti miei colleghi che hanno dovuto sopportare anni di insegnamento in sedi lontane.
Sembra un paradosso ma è stato proprio così, ero quasi ultima in graduatoria e non sono stata costretta a scegliere immediatamente la sede, sono rimasta dove ero incaricata provvisoria e appena liberato un posto quello è toccato a me, proprio di fronte a casa!
Dopo un anno dal primo concepimento, a smentire tutte le mie previsioni catastrofiche di sterilità, sono rimasta di nuovo incinta e questa volta, malgrado qualche problema, sono riuscita a portare in fondo la gravidanza. Ero al settimo cielo, ero radiosa, felice, portavo in giro la mia pancia come il più bello dei trofei; e dal momento che il parto era previsto per la fine della primavera, lui era a casa con me quando si annunciò la nascita di nostro figlio.
Il 21 maggio 1974, è nato mio figlio Giuliano, il bambino più bello che io avessi mai visto, sano, vitale, dolcissimo. Avevo creato una nuova vita, mi sembrava un miracolo, vedere quell'esserino, piccolo, indifeso, che mi si attaccava al seno scatenò in me tutti gli istinti materni più primordiali, era la mia vita che si scindeva in due, un rametto che cresceva, che era ancora piccolo, ma che sarebbe cresciuto e diventato un uomo, una persona, con la sua personalità, il suo carattere, i suoi desideri.
Il padre sembrava frastornato, anche lui probabilmente sentiva questa nuova responsabilità che gli si presentava davanti in tutta la sua concretezza, con i suoi bisogni, presenti e futuri. Non credo che fino al momento della nascita di nostro figlio, avesse chiaro quello che lo aspettava, anzi, aveva vissuto la mia gravidanza (questo l'ho saputo più tardi) come una grossa scocciatura, anche se aveva nascosto molto bene questo suo stato d'animo.
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