Il tempo delle scuole superiori

Arrivata alla fine della scuola media mi sono trovata per la prima volta a decidere della mia strada. I miei genitori in questo mi hanno lasciata libera e non hanno influenzato la scelta che dovevo fare.

Un'altra persona è stata però determinante, una signora che abitava nel mio stesso palazzo e che aveva le finestre dirimpetto alle mie, Gloria Bertelli.
Mi piaceva la sua personalità, le cose che sapeva fare, il suo anticonformismo, il suo modo di porsi nei confronti degli altri, sempre disponibile ed allegra.

Gloria era, ed è ancora, una donna fuori dagli schemi, bella, consapevole della sua bellezza, intraprendente, piena di interessi. Il marito, Armando detto Armandino, era più vecchio di lei ma ugualmente capace di imporsi con la sua voce stentorea e baritonale.
Me li ricordo tutti e due sempre allegri, pronti ad aprire la porta di casa ed a farmi partecipe delle loro attività. Gloria dipingeva, ricamava, era bravissima nei lavori manuali ed in cucina, lui aveva sempre qualcosa da fare o da costruire.

Quando litigavano, perché anche nel litigio erano straordinari, litigavano sul serio; si sentivano per tutto il palazzo, urla e piatti rotti, tutte le situazioni classiche dei litigi tra due persone col carattere sanguigno, eppure dopo questi sfoghi tutto si calmava e ognuno tornava alle proprie occupazioni, magari con più allegria di prima.

Sono così anche ora, allegri, creativi con tanti amici e tanti interessi. Avevano ed hanno due figli Alida e Andrea che però tutti chiamavano Jonny, più piccoli di me anche se Alida di poco.

Gloria faceva l'insegnante di Applicazioni Tecniche ed io decisi quindi che avrei seguito la sua strada, mi sarei iscritta all'Istituto Tecnico Femminile, poi se ne avessi avuto voglia in seguito avrei potuto iscrivermi all'ISEF.
Alla luce dell'esperienza che ora ho sulle decisioni che prendono i giovani dopo la scuola dell'obbligo, è molto raro che una ragazzina abbia le idee così chiare sul proprio futuro. Io allora ero fermamente convinta che la mia strada fosse quella perché avevo a priori scartato tutte le scuole dove si insegnava il latino e le scuole commerciali non soddisfacevano il mio bisogno di qualche cosa di artistico, di creativo, pur senza scegliere una scuola specificatamente artistica.
Le materie dei laboratori inoltre mi avvicinavano anche al lavoro della mia nonna Irma, sartoria, biancheria, ricamo mi ricordavano le giornate passate sul tavolone della nonna ad infilare aghi o a giocare coi bottoni.

Gli anni della scuola superiore sono stati fra i migliori della mia vita, la scuola mi piaceva, andavo bene, avevo trovato delle compagne simpatiche con cui avevano formato una combriccola affiatatissima.

Paola rimaneva la mia migliore amica ma lei era andata al Liceo Classico e quindi avevamo ora poco tempo per vederci, lei aveva molto da studiare, io avevo lezioni spesso anche il pomeriggio più gli allenamenti di pallavolo.
Continuavamo a frequentare il sabato e la domenica il Palazzo dello Sport, lei tifava per me alle mie partite e tutte e due tifavamo alle partite di serie A per i giocatori più carini.

Intanto io crescevo, nel senso letterale della parola, stavo diventando sempre più alta, e col passare del tempo anche una bella ragazza.
Ero sempre abbastanza timida e scontrosa, mi rimaneva un certo senso di insicurezza che mi veniva probabilmente dalla mia infanzia abbastanza solitaria, ma nello stesso tempo dentro di me cominciava ad affiorare il desiderio di mettermi in mostra e di essere ammirata.

Mia nonna inconsapevolmente assecondava questo mio desiderio, perché mi faceva in continuazione vestiti stupendi, modelli di sartoria all'ultima moda e quindi io ero sempre elegante e curata con un guardaroba che non finiva mai.
Ricordo i primi abiti Currege, o le prime minigonne, poi gli abiti lunghi da portare sopra gli hot pants, gli stivali al ginocchio.
Forse mia nonna si divertiva a cucirmi gli abiti che pro-babilmente per le sue clienti "molto signore" non avrebbe mai fatto! Ma da tutto questo, frequentando anche gli ambienti delle sartorie, dopo un po' di tempo arrivò la proposta di sfilare gli abiti in passerella anche per altri sarti di Modena. Così sono diventata indossatrice!

Mi piaceva, mi piaceva moltissimo sfilare in passerella, soddisfaceva il mio bisogno di essere ammirata e nello stesso tempo mi poneva a distanza da possibili incontri sgradevoli. La mia timidezza, anche se ciò sembra una contraddizione, era salva.

Alcune foto di moda

Naturalmente continuavo a frequentare la scuola, i miei impegni si limitavano a qualche serata o il sabato e la domenica per cui la mia vita scorreva praticamente uguale per la maggior parte del mio tempo.

D'altra parte a scuola andavo molto bene, mi piaceva e le materie che studiavo mi erano finalmente congeniali, stavo imparando un sacco di cose che poi mi sono state realmente utili, anche l'insegnante di lettere aveva capito che lasciandomi dare sfogo alla mia fantasia davo il meglio di me e quindi mi premiava con dei bei voti che mi stimolavano ancora di più a fare meglio. Soprattutto con tre mie compagne andavo molto d'accordo e formavamo un quartetto affiatato a cui quando poteva si aggiungeva anche la mia amica per eccellenza Paola.

A scuola ci chiamavano le quattro grazie e ne combinavamo spesso di tutti i colori; l'otto in condotta era fisso sulla nostra pagella, ma siccome avevamo tutte risultati molto buoni spesso i professori lasciavano correre.
Saura era bionda non molto alta, la più matura delle quattro, abitava in un paese fuori Modena e quindi veniva tutti i giorni con la corriera tranne che quando la accompagnava il fidanzato; lei era l'unica di noi ad avere un amore stabile e consolidato.
Il suo fidanzato, perché allora si chiamava così, Attilio era un po' il fidanzato di tutte, partecipavamo alle discussioni, ai litigi, alle rappacificazioni con un trasporto come se fossimo una persona sola.
Franca anche lei abitava in periferia, era abbastanza scialba di aspetto ma era simpaticissima, anche lei alta quasi come me, era eternamente afflitta dal problema dell'acne che la faceva soffrire moltissimo. Era anche spesso nervosa e mi ricordo i suoi discorsi accompagnati da movimenti a scatti (era scoordinatissima) che a volte la facevano sembrare un burattino.
Paola C, per distinguerla da Paola B, era una mora prorompente, con una criniera di capelli leonina che non stava mai a posto, non tanto alta era però una bella ragazza che sapeva di esserlo e che era sempre attorniata da ragazzi che sentivano la sensualità che emanava da lei. Quando rideva, lo faceva a gola piena, normalmente era in discussione con Franca che molto più pudica la rimproverava sempre di mettere in mostra tutti i suoi attributi.
Paola C aveva inoltre un padre severissimo ma sempre assente, ed era senza mamma per cui faceva praticamente quello che voleva.

Gli anni della formazione e delle scelte

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