Poco dopo essere venuta al mondo, ed essere stata ribattezzata Dody dalla nonna ferrarese, la strada della mia vita ha puntato decisamente verso Modena, infatti, è lì che ho abitato per tutta la mia infanzia e giovinezza. I primi otto anni ho abitato con mamma e papà a casa della nonna Irma, nonna paterna, in una casa del centro storico.
Mia mamma lavorava alle Poste e quindi io vivevo e crescevo sul tavolo da lavoro della nonna, che faceva la sarta, circondata da un mondo fantastico di manichini, pezze di stoffa, specchi, bottoni luccicanti ed un mondo reale di chiacchiere delle lavoranti della sartoria che mi coccolavano e mi vezzeggiavano come un bambolotto.
La casa della nonna era un labirinto di stanze, una dentro l'altra, di scalette,
di corridoi, soffitti bassi o altissimi, armadi in cui potevo nascondermi o rovistare.
Era un mondo incantato su cui regnava la fata buona che era la mia nonna.
Di lei mi rimane il sorriso dolce, le carezze, le storie che mi raccontava e
che purtroppo ho dimenticato; mi riesce doloroso e difficile scrivere di lei
perché era veramente una parte di me, la mia anima di bambina.
Anche lei aveva sofferto nella vita, era sola, ma era come se non lo fosse,
il nome di Otello, il suo Otello, era ricordato sempre con amore infinito
insieme a quello del suo bambino, mio zio Athos, morto in un incidente stradale
a 14 anni.
Anche lei si era rimboccata le maniche giovane vedova si era data da fare per
tirare su gli altri due figli, farli studiare, farsi un nome con la sartoria,
ma nel suo cuore era rimasto l'amore e questo lo donava a tutti quanti la conoscevano.
Io, allora ero la sua unica nipotina, cresciuta sul suo tavolo e credo di essere
stata molto fortunata ad avere avuto una nonna così.
Solo una persona è riuscita a spodestarmi dal suo cuore, mio figlio che
lei chiamava "il mio fagiolino" con una dolcezza che è impossibile eguagliare.
Home | Ingresso | La mia storia
Permesso di pubblicazione
con approvazione dell'autrice
Questa pagina