Gli studi all'ISEF

Ero partita da Modena con mille aspettative, stava per cominciare un nuovo periodo della mia vita, me ne rendevo conto anche allora. La prima volta ero venuta a Firenze con la mamma per cercare una sistemazione e l'avevo trovata insieme ad una mia compagna di corso presso una signora nei pressi della sede delle lezioni. Anna J. era una ragazza di Ravenna che giocava a pallavolo e che conoscevo di vista, ero stata contenta di trovare anche lei a Firenze, avevamo fatto subito amicizia e deciso di trovare una camera ammobiliata assieme, in attesa magari di trovare un appartamentino che ci avrebbe consentito maggiore libertà e spese minori.

Anna che conosceva alcuni allievi dei corsi precedenti mi aveva informata su alcuni dei nostri nuovi compagni di studi e mi aveva detto che quell'anno era stato ammesso anche un ragazzo di un'altra città che faceva sport anzi si stupiva che non lo conoscessi, perché giocava da un anno nella squadra di Firenze, rivale accanita di quella della mia città.

Io mi sforzavo di ricordare, ma i miei sforzi erano del tutto vani per cui alla prima lezione ero d'accordo con Anna che me lo avrebbe segnalato e me lo avrebbe fatto conoscere. E così fu.

La mia strada con quell'incontro stava diventando una strada maestra, era la mia vita che si incanalava tra due argini che la avrebbero accompagnata fino ad oggi. Ricordo bene quel giorno, il ragazzo che mi si avvicinava e che mi sedeva accanto, le prime parole, impacciate da parte mia, che mi vergognavo un po' di aver voluto quell'incontro, l'ammissione di non averlo mai visto malgrado le mie frequentazioni delle partite, e le sue domande, le solite di una prima conoscenza. Poi i giorni seguenti, l'incontrarci sempre a lezione, uscire con i compagni di corso, mangiare insieme alla mensa, fino a quel giorno in cui abbiamo deciso di andarcene per conto nostro.

Era l'ultimo pomeriggio prima elle vacanze natalizie, io avevo già la valigia pronta per tornare a casa a Modena, ed eravamo consapevoli che per quindici giorni non ci saremmo rivisti. Non facevamo progetti, ma dentro di me sapevo che se fossimo tornati dopo le vacanze con lo stesso stato d'animo che avevamo in quel momento la nostra vita sarebbe cambiata.

Eravamo in un piccolo locale vicino a Ponte Vecchio, dall'atmosfera buia e fumosa anche in pieno giorno, e tutto il nostro tempo lo passammo a ballare stretti stretti ed a baciarci. Non riuscivamo a staccarci l'uno dall'altro e giunto il momento dei saluti, stavo quasi per perdere il treno.

Di quel pomeriggio, ricordo intensamente, il bruciore agli occhi, non so se per il fumo o per l'emozione, e il profumo del suo dopobarba; anche a distanza di tempo quando lo sento immediatamente mi ricordo di lui.

Le vacanze di Natale quell'anno, era il 1967, furono una sofferenza, i giorni non passavano mai, mi ero messa in testa di cercare una sua fotografia fra tutte le riviste che mio padre riceveva, ma non ne riuscivo a trovare una. Volevo farlo vedere alla Paola che mi prendeva in giro e sbuffava perché non facevo che parlarle di Lui.

Già Lui, con un nome che riempiva la bocca, arrotando l'erre e l'esse in un unico suono, un cognome dal sapore vagamente arabo, e un ragazzo di 21 anni che se li portava entrambi con la disinvoltura di chi ci è nato. Alto, moro, magro, gli occhi pungenti e vagamente ironici, la bocca sottile, un ragazzo fuori del comune che mi aveva preso totalmente. Non si poteva dire bello, ma interessante, inoltre per me, allora, aveva in più il fascino dello sportivo affermato, famoso, tutti nell'ambiente sportivo lo conoscevano, trasferito per giocare nella squadra cittadina e per frequentare l'ISEF.

Al mio ritorno a Firenze dopo le vacanze avevo trovato un appartamentino con alcune compagne di Modena in via dei Bardi, e non vedevo l'ora di rivederlo e ricominciare a frequentarlo, ora con ancora più libertà di prima delle feste. Le cose sono proprio andate così, ci siamo rincontrati ed è cominciata la nostra storia d'amore che è durata tutti e tre gli anni del corso.

Frequentavamo insieme, studiavamo insieme, davamo gli esami insieme, abbiamo persino discusso la tesi lo stesso giorno, ma soprattutto vivevamo insieme, dalla mattina alla sera, e quando potevamo anche dalla sera alla mattina. Sono stati i tre anni più fantastici della mia vita, i più belli in assoluto, vissuti giorno dopo giorno con la persona che amavo, ma anche con gli amici, le risate, le avventure e le bravate dei vent'anni. Tutti noi, corsisti del `67 eravamo come una grande famiglia, 30 ragazzi e 30 ragazze affiatati e uniti. Molti di loro ancora li sento, dopo tanti anni, ci si telefona, si rimane in contatto anche se siamo sparsi in tutta Italia.

Durante i tre anni di ISEF lui continuava a fare sport, vincendo anche uno o due scudetti ad anni alterni io avevo smesso, troppa fatica andare avanti e indietro da Modena anche per gli allenamenti. Frequentavo, studiavo e mi limitavo a fare il tifo per lui. D'estate era quasi sempre via, in giro per il mondo avevamo poco tempo per stare insieme e passare delle lunghe vacanze; perciò la maggior parte del tempo che trascorrevamo insieme era d'inverno, quando gli impegni sportivi non lo tenevano lontano.

La sua famiglia

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