Il matrimonio

Io ho sempre amato ed ancora amo insegnare, mio padre era maestro elementare e forse me ne aveva instillato il gusto in quei pomeriggi passati con i suoi alunni, in cui cercava di suscitare loro l'amore per la lettura, la scrittura, il piacere di raccontare la storia e la geografia come una bella storia che riguardava tutti.

La strada che avevo scelto allora si era rivelata la più consona al mio carattere ed alle mie predisposizioni. Insegnare Ed. Fisica poi, mi dava quella possibilità in più di stare veramente a contatto con i ragazzi, come insegnante di una materia a loro gradita e per loro piacevole. Se devo essere sincera, non sono mai stata in tutti gli anni che ho trascorso nella scuola solo l'insegnante di "ginnastica", con me i ragazzi potevano parlare di tutto, organizzavo attività che esulavano anche dalla mia materia, li portavo in gita scolastica col gusto dell'esploratore e ultimamente ero diventata l'esperta di informatica che li poteva capire nella loro passione per il computer.

Il mio fidanzato invece, non amava stare a scuola, lui concepiva lo stare coi ragazzi solo in palestra come allenatore o preparatore fisico, il suo scopo era quello di scovare e potenziare talenti, in questo era ed è bravissimo, ma il solo pensare di dover valorizzare anche il meno dotato lo sconvolgeva. Non sopportava di perdere tempo con gli alunni meno bravi e quindi semplicemente gli ignorava, dedicandosi solo a quelli che potevano dargli qualche soddisfazione. Era in definitiva un ottimo allenatore, ma un pessimo insegnante.

Comunque allora, era il settembre del 1970, non sapevamo ancora quello che ci aspettava nella scuola ed andavamo incontro alla nostra carriera di insegnati con fiducia ed entusiasmo. Avevamo tutti e due avuto un incarico, allora non c'era l'affollamento di ora ed era facile entrare subito nel mondo della scuola.

E' stato allora che mi ha proposto di sposarci.

Io non ci pensavo, non ancora perlomeno, nei miei progetti c'era un futuro insieme, ero innamorata e quindi era naturale che desiderassi crearmi una famiglia con lui, avere dei figli; ma in quel momento, no, non ci pensavo. Alla sua proposta, però, non potevo dire di no, anzi mi rese felice il fatto che lui desiderasse sposarmi e quindi il 10 gennaio del 1971, come si dice, convolammo a giuste nozze.

A Modena c'era la neve quel giorno, io avevo un bellissimo abito che naturalmente mi aveva cucito la nonna, con una mantella bianca lunga fino ai piedi. Avevamo invitato tanti amici e compagni dell'ISEF e pochi parenti, solo i più stretti. La cerimonia era di pomeriggio, per dare tempo anche a chi arrivava da lontano di essere presente e quindi non abbiamo fatto il classico pranzo ma un rinfresco da Fini nel tardo pomeriggio. La sera stessa poi siamo partiti per Firenze per trascorrere la nostra prima notte nella nostra casa, prima di partire per il viaggio di nozze.

Avevamo trovato un piccolo appartamento al quarto piano di una palazzina e l'avevamo arredato in modo approssimativo, avevamo solo lo stretto necessario, il bagno poi era tanto piccolo che ci poteva stare solo una persona alla volta.

A me sembrava un palazzo, era la mia prima casa.

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