La morte

Agli inizi del 1979, dopo aver trascorso le più orribili feste di Natale della mia vita, mi sono resa conto che non ce la facevo più, ero sfinita, sfiduciata, non sapevo più dare un senso a quello che facevo, ero ridotta a pelle e ossa, non riuscivo a vedere un futuro nemmeno con mio figlio, anzi pensavo che la sua vita sarebbe stata migliore senza una madre perennemente tremante, in lacrime, con i nervi a fior di pelle, e così ho deciso di farla finita.

Ho pianificato tutto con puntigliosità, non volevo che anche questo che era il mio ultimo atto si traducesse in un fallimento. Il giorno stabilito, Giuliano era dai nonni, ho preso la macchina e sono andata a nasconderla alcuni isolati lontano da casa in un parcheggio dove non avrebbe dato nell'occhio, quindi tornata a casa sono salita in soffitta con una brandina da campeggio, una coperta, non volevo avere freddo, e mi sono ingoiata un centinaio di pasticche di barbiturici.

Ho fatto fatica a prenderle tutte ma alla fine mi sono sdraiata ad aspettare. Ricordo come se fossero accaduti oggi quei momenti di attesa del sonno, avevo acceso una candela e fissavo la fiamma che ondeggiava. Pensavo a chi si sarebbe spenta prima e vedevo la mia vita in quel chiarore che andava e veniva. Alla fine con questa immagine davanti ho chiuso gli occhi.

Ma non era finita, dopo un attimo per me e giorni per chi mi stava vicino, ho riaperto gli occhi d ho visto mia madre. E' stato un po' come rinascere e mi è venuta spontanea sulle labbra la parola "mamma". Avevo "dormito" cinque giorni, giorni in cui non avevo vissuto e di cui non ricordo nulla, giorni in cui non so dove sono stata, da qualche parte, senz'altro lontano dal mio corpo.

Mi hanno detto che mi hanno salvato per miracolo e che è stato mio marito a trovarmi per caso dopo avermi inutilmente cercato dappertutto. Ironia della sorte, proprio quella che era la persona da cui volevo fuggire era anche quella che mi aveva salvata la vita.

La separazione

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