La scuola e lo sport

Poco tempo dopo la nascita di mia sorella è arrivato anche il tempo delle scuole medie. Fino ad allora la scuola era stata per me un intermezzo piacevole della giornata, ero contenta di andarci, mi piaceva anche se non avevo risul-tati ottimi.

La scuola media che mi sono trovata a frequentare era la vecchia scuola media, quella prima della riforma, con il latino obbligatorio, professori un po' all'antica, che mal vedevano i miei voli di fantasia. Risultato: tre, anzi quattro, a causa di una ripetenza, anni di sofferenza e costantemente italiano, latino e ma-tematica a settembre!

Chi mi conosce ora non crede che io abbia fatto tanta fatica alle medie ed anche io non ricordo episodi particolarmente spiacevoli della scuola. Probabilmente non ero riuscita ad adattarmi al sistema e quindi lo studio, concepito come era concepito allora, non mi piaceva e rifiutavo semplicemente di applicarmi.

Contemporaneamente avevo cominciato a fare sport, mio papà vedendomi crescere come un fuscello, aumentavo di statura a vista d'occhio, decise che dovevo irrobustirmi e quindi mi avviò alla pallavolo.

Che strada larga stavo prendendo! La pallavolo è stata il leitmotiv della mia vita, allora non lo sapevo ma avrebbe condizionato la mia esistenza. Malgrado i miei tentativi di allontanarmene sono sempre ritornata su quella strada.

I benefici immediati che ne ho avuto sono stati sopratutto di carattere sociale. L'appartenere ad una squadra, ad un gruppo mi aveva aperto orizzonti inaspettati, nuove amicizie, nuovi interessi, nuovi impegni. Due mie compagne di scuola, Maurizia e Camilla, giocavano con me a pallavolo nella stessa squadra, ed un'altra, Paola, era una nostra tifosa ma senza partecipare attivamente.

Le prime due le ho perse di vista anche se di Camilla ho sempre avuto notizie, è diventata una giocatrice importante con molte presenze in Nazionale, ma con Paola ho ancora ottimi rapporti nonostante abitiamo lontane e le nostre strade siano diventate diverse.

Paola abitava vicino a casa mia, è più piccola di me di un anno e, infatti, l'ho incontrata dopo la mia bocciatura in prima media. La scuola dove andavamo era lontano dalle nostre case, in centro, ed allora dovevamo andare e tornare con l'autobus e fare un bel pezzo di strada a piedi.

Ricordo bene le chiacchierate durante i tragitti da casa a scuola e viceversa, le confidenze, le risate, i pettegolezzi e le prime cotte. I pomeriggi li passavamo sempre insieme, a casa mia o sua, a parte i giorni in cui andavo in palestra, e i sabati pomeriggio eravamo fisse al palazzo dello sport a vedere le partite di pallavolo delle squadre importanti.

Modena si può considerare la culla della pallavolo italiana, è più popolare del calcio e le partite attirano sempre una folla di spettatori entusiasti.

Anche allora era così, i giocatori erano conosciuti e ammirati da tutte le ragazzine che ne facevano degli idoli come ora succede con i calciatori. Io non ero da meno, memore di tutte le storie romantiche che mi ero letta e che continuavo a leggere, mi identificavo con le eroine delle mie storie, intrecciavo amori immaginari ed a senso unico con il giocatore che in quel momento impersonava il mio idolo malgrado i continui richiami sulla terra da parte di Paola che, molto più pragmatica di me mi smitizzava ogni storia d'amore. Quanto hanno influito queste storie sul mio futuro l'ho saputo solo molto più tardi, per il momento mi accontentavo di sognare.

Gli anni della scuola superiore

Home | Ingresso | La mia storia

Permesso di pubblicazione con approvazione dell'autrice
Questa pagina