Dal momento in cui ho riaperto gli occhi per ricominciare, una strana sensazione si è impadronita di me, l'idea di essere ancora viva non mi spaventava più, la stavo accettando come ineluttabile, se non ero morta, e ce l'avevo messa tutta per riuscirci, voleva dire che dovevo vivere e quindi che la vita, forse, doveva ancora riservarmi qualcosa.
Paola, la mia amica d'infanzia, era corsa a Firenze appena aveva saputo quello che era successo e mi era vicina anche come medico. I miei genitori erano attoniti, mai avrebbero pensato che la loro bambina potesse fare un gesto del genere ed anzi pensavano, più che a un male dell'anima, a oscure malattie mentali. E' stata Paola a dissuaderli dal rinchiudermi in una clinica psichiatrica, ed a consigliarmi di trovare un buon analista e mettermi subito in psicoterapia. Io non ero matta! La mia malattia aveva un altro nome e dovevo urgentemente guarire da quella.
Sono stata fortunata, dopo pochi giorni dall'uscita dell'ospedale, magra come uno scheletro, senza forze, ma con la ferma volontà di uscire dalla situazione che mi aveva travolto ho cominciato a frequentare lo studio di Patrizia. Tre volte alla settimana andavo in quello che consideravo l'utero della mia nuova madre. Era un rifugio in cui dovevo crescere, rafforzarmi per poi affrontare la vita che mi aspettava fuori.
Andavo da Patrizia completamente disarmata, nel mio primo sogno ero completamente nuda davanti a mio marito vestito con lo smoking, ed è in questo primo periodo, dopo poche settimane dall'inizio dell'analisi che è successo l'episodio che ha dato un'ulteriore svolta alla mia vita.
Stavo andando allo studio, mi accompagnava lui perché non ero ancora in grado di guidare e camminavo lentamente con lui sul marciapiede quando si è accostata la macchina di lei: "Ho bisogno di parlarti!" Lui senza un attimo di esitazione mi si è rivolto dicendomi che tanto ero già arrivata e poi: "Sai scusami ma ha bisogno di me!" Sono rimasta barcollante e sola sul marciapiede e come in trance sono arrivata da Patrizia.
E' stata un'ora di analisi spietata della mia situazione, ma dopo non tremavo più e, anche se a fatica, camminavo diritta. Appena uscita non ho aspettato che venisse a prendermi, ho chiamato un taxi e mi sono fatta portare allo studio di un nostro amico avvocato. Avevo deciso che se aspettavo che mio marito prendesse lui delle decisioni avrei aspettato in eterno, quindi prendevo per la prima volta io in mano la mia vita ed ero decisa a tenermela stretta.
Ho dato incarico al mio amico di iniziare le pratiche della separazione legale ed una volta a casa ne ho dato notizia ad un, prima impaurito, poi incazzatissimo marito. Il giorno dopo tutti i soldi che erano sul nostro conto erano spariti, ma a me non importava niente, stavo veramente cominciando a crescere.
Sono passati due anni e mezzo prima di avere la sentenza di separazione; lui non voleva andarsene da casa, non si presentava mai in tribunale e boicottava con scuse assurde le udienze.
Nel frattempo io crescevo, avevo diradato a due volte la settimana i miei incontri con Patrizia, poi dopo due anni, una volta sola. Patrizia stessa mi diceva che facevo progressi notevoli, che ero una paziente ricettiva ed aveva molte parole di incoraggiamento. Quando è arrivata il giorno della sentenza di separazione abbiamo festeggiato come per una grande vittoria di coraggio e perseveranza.
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con approvazione dell'autrice
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