Il tradimento

Era una giornata di maggio, questo lo ricordo bene perché nel luogo dove eravamo c'erano tante rose, una bellissima giornata quando mio marito pensò che era giunto il momento di dirmi che era innamorato di un'altra donna!

Mi rendo conto solo ora che me lo diceva come lo si dice a un'amica, ma io in quel momento non ero una sua amica, ero sua moglie! Voleva che io lo aiutassi e nello stesso tempo continuava a ripetermi: "Non ti preoccupare, non ti preoccupare!" Di che cosa non dovevo preoccuparmi? Del fatto che lui aveva una relazione con un'altra, che ne fosse innamorato, che il nostro matrimonio era di fatto finito, che da quel momento sarei stata sola ad affrontare la vita mia e di mio figlio? Come poteva essere così assurdo, incosciente, infantile e crudele?

Il luogo dove eravamo era diventato buio, eravamo in un giardino e mi sembrava di essere in un cimitero dove ogni aiuola era la tomba di un ricordo di una parte della mia vita. Era come se fosse scoppiata una bomba devastante che mi aveva ferita mortalmente, in quel momento cominciavo a morire insieme ai miei ricordi e man mano che passavano i giorni, dopo quella mattinata straziante mi ritrovavo sempre più debole, spogliata di tutto quello che era la mia vita passata.

Lui invece sembrava fosse rinvigorito, la confessione era stata la liberazione di un peso ed ora si sentiva più leggero, non aveva più bisogno di bugie. Continuava a vivere con me, ma in pratica faceva quello che voleva, non che prima non l'avesse fatto, ora le cose per lui si erano rimesse a posto, l'amicamamma a casa a far da mangiare, pulire, scaldargli il letto, e l'amante fuori con cui divertirsi.

A quel punto ero tanto depressa che nemmeno mio figlio riusciva a sollevarmi. La mia famiglia mi era vicina, ma mia madre, a cui io marito non era mai andato a genio non resisteva alla tentazione di dirmi:" Te l'avevo detto...". Io mi sentivo sempre più sola, con un fardello da portare sempre più grosso e pesante e sempre più indifesa, la mia anima messa a nudo era diventata ipersensibile ed ogni piccola ferita diventava una piaga che non si rimarginava mai.

Tendevo a mandare Giuliano sempre più spesso a trascorrere dei periodi di tempo a casa dei miei, non avevo più la forza di far nulla ed ero sempre più sola perché non avevo nemmeno la voglia di uscire, frequentare altre persone, gli amici erano imbarazzati e sconvolti dalla situazione, io d'altra parte non ero certo una compagnia piacevole. Mi trovavo in una situazione da cui non riuscivo ad uscire, lui era sempre in casa, non accennava minimamente a prendere la decisione di andarsene, a lui le cose stavano bene così e non aveva nessuna voglia di "avere altre grane".

La ricerca della morte

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