| Storia dell'arte contemporanea Lezione 7 La Metafisica E' impossibile parlare della metafisica senza parlare di Giorgio de Chirico (vedi Biografia) che è l'asse portante di questa corrente pittorica. De Chirico, nato in Grecia, arriva in Italia intorno al 1905, ma si sposterà spesso, poi decide di completare la sua formazione artistica aMonaco di Baviera. Monaco era in quegli anni alternativa a Parigi nella formazione degli artisti. Da ricordare gli esempi di Kandinsky e di Klee che negli ultimi anni dell'800 sono a Monaco. Monaco è centro della Secessione e centro di cultura simbolista con la presenza di Franz von Stuck. Monaco è anche centro propulsore del gruppo di artisti che si riconoscevano nella scuola di Murnau e che poi si trasformerà nel Cavaliere Azzurro. La prima formazione di De Chirico matura quindi in ambito simbolista quindi nel 1907 torna in Italia dove rimane fino al 1911 tra Milano e Firenze. Proprio nel suo ultimo soggiorno fiorentino realizza quella che è considerata la sua prima eperienza di ambito metafisico. Dipinge L'enigma dell'ora o Enigma del pomeriggio d'autunno nel 1911, una veduta di Piazza S.Croce. Già in quell'opera adotta una nuova soluzione linguistica. Nel soggiorno parigino tra il 1911 e il 1914-15 De Chirico approfondirà la soluzione linguistica adottata dell'Enigma dell'ora. Il soggiorno a Parigi è fondamentale perché entra in contatto con il mondo artistico locale e avrà modo di approfondire la propria conoscenza della pittura cubista e fauve, ma soprattutto ha occasione di poter esporre al Salon del 1913 dove esporrà La torre rossa, tappa fondamentale della pittura metafisica. A Parigi De Chirico entra anche in contatto con la Galleria di Paul Guillome, molto importante che lo sosterrà molto. Guillome sosterrà anche in seguito altri pittori surrealisti. Nel 1915 torna in Italia e si arruola col fratello Andra, più noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio (Biografia - link esterno) che in quel momento non è ancora pittore. I fratelli De Chirico vengono destinati alla sede di Ferrara. Ferrara diventa quindi il centro della pittura metafisica. Nel 1917 arriva a Ferrara anche Carlo Carrà (Biografia - link esterno) che abbiamo visto come uno dei firmatari della pittura futurista. A Ferrara poi i De Chirico hanno modo di incontrare Federico De Pisis (Biografia - link esterno), ferrarese. Ferrara non è lontana da Bologna dove c'è Giorgio Morandi (Biografia - link esterno). Nell'arco di circa tre anni questi cinque pittori vengono a manifestare quella che è l'esperienza della pittura metafisica che avviata da De Chirico viene poi portata a compimento da ciascuno secondo la propria inclinazione. La pittura metafisica è una pittura che vuole andare al di là del mondo fisico, superare la realtà o il significato che si da abitualmente alla realtà. Guardando una delle cosiddette piazze d'Italia, tema ricorrente della pittura di De Chirico, si vedono elementi che compongono una realtà apparentemente fedele, ma in realtà è una immagine fittizia. De Chirico vuole far trasparire da ciò che rappresenta un senso diverso delle cose. Vuole far capire che le cose così come si vedono hanno un significato, ma nel momento in cui vengono composte e sistemate in un modo diverso da quello abituale possono assumere un significato diverso. Le cose rappresentate hanno ciascuna un loro significato convenzionale, sistemate in maniera diversa però ne possono assumere un altro. Da ciò deriva un profondo senso di incertezza, perché non si può essere più sicuri del significato delle cose e soprattutto un profondo senso di inquietudine sapere che un oggetto relazionato diversamente dall'abituale può avere mille altri significati. Ecco il senso del mistero e dell'inquetudine che possono avere anche immagini apparentemente e superficialmente banali. Nei quadri metafisici per esempio troviamo delle figure
che hanno delle parti del corpo come quelle di un manichino, figura che
simula un essere umano, ma dell'essere umano ha solo alcuni tratti. Dunque
si tratta di una finzione che ci fa chiedere quale sia la vera realtà.
Ci sono una serie di punti interrogativi e dubbi che la pittura metafisica
propone e tende a proporre costantemente. Il nome di Carrà torna frequentemente nella storia della pittura da questo punto in poi, perché è stato protagonista del futurismo, è protagonista della metafisica, quindi protagonista di altre esperienze fondamentali. Eì una figura che prende varie accezioni a seconda del suo percorso. La stessa esperienza di De Chirico avrà una sua evoluzione infatti dopo il 1917 si reca a Roma dove porterà avanti la sua formazione pittorica che cercherà di completare studiando l'antico. Studierà la pittura del 500 e del 600 che lo maturerà negli anni '20 durante i quali deciderà di stabilirsi nuovamente a Parigi. Tra il 1918 e il 1920 legherà il suo nome all'esperienza romana di Valori Plastici. A Parigi nello stesso periodo del suo arrivo vi si stanno
stabilendo alcuni esponenti del gruppo
dadaista e in special modo Tristan Tzara che da Zurigo
ha deciso di stabilirsi a Parigi. A Parigi ha deciso di stabilirsi anche
Max Ernst che già componente del gruppo Dada a
Zurigo era stato promotore del gruppo Dada a Colonia. Nel 1924 André Breton pubblica il Manifesto del Surrealismo (link esterno al testo del manifesto). Una nuova avanguardia che pubblica un proprio manifesto e rende note pubblicamente le proprie dichiarazioni d'intenti. D Chirico nel 1924 è in contatto con Breton e quindi l'esperienza metafisica sfocia direttamente in quella surrealista, che pur con basi, accezioni e significati differenti sono le due tendenze di questo periodo più affini tra loro. Il surrealismo nasce in parte da una costola Dada e in parte dalla metafisica rappresentata da De Chirico. Intorno a Breton si racolgono alcuni artisti che in modo differenti contribuiscono alla diffusione del surrealismo. Max Ernst, André Masson, Juan Mirò, Salvador Dalì, Yves Tanguy, Paul Delvaux e René Magritte. Il comune denominatore di questi artisti è la riscoperta dell'inconscio. L'azione pittorica oartistica devono contribuire ad aprire il mondo interno ed interiore al mondo esterno. La pittura e la scultura surrealiste sono la manifestazione pubblica di un sentimento del tutto privato che è l'inconscio. E' un fatto notevole perché fino all'esperienza di Kandinsky o Klee l'individualità aveva assunto già un ruolo di primo piano, ma sempre come impressioni o sentimenti o sensibilità personale; una forma di inconscio filtrata dall'individuo. Cercare di far venire a galla l'inconscio e scoprirlo sta ad indicare che l'opera d'arte perde qualsiasi punto di contatto con la realtà esterna e diventa uno strumento per conoscere sé stessi. Tutto questo è in relazione naturalmente alle nuove scoperte di carattere scientifico, alla diffusione delle teorie di Freud e Jung. L'opera d'arte, volendo esprimere questa situazione così inedità all'esperienza artistica fino a quel momento, dovrà adottare dei nuovi sistemi espressivi che pur basandoso sulla pittura, scultura e scrittura la trasformeranno in qualcosa di nuovo. Si adottano, per es., delle tecniche nuove come il Frottage (vedi), la Decalcomania, o la Scrittura automatica. Altra esperienza è quella del Dripping di cui si parlerà negli anni '50. Tuute queste sono espereinze che tutti hanno fatto, molto legate all'istinto infatile, sono più gesti che azioni filtrate dalla mente. Sono gesti che provengono da una istintività tutta interiore. Da tutte queste esperienze gli artisti surrealisti trovano il proprio modo di esprimersi. La libertà è assoluta, si è superato il desiderio di provocazione che c'era nei dadaisti, non si vuole più sollecitare, stuzzicare o provocare lo spettatore, si vuole solo "dire", lo spettatore viene posto di fronte a un dato di fatto, una realtà. L'opera è una realtà autonoma, non racconta, raffigura o fotografa niente ma è una traccia dell'individualità dell'autore. I vari autori raccolgono e sviluppano in vari modi le esperienze. Max Ernst ha un rapporto molto forte con la metafisica e De Chirico, realizza dei dipinti in cui inserisce delle forme di vita che vengono associate in modo fantasioso e irreale assumendo dei significati diversi da quelli a cui siamo abituati. Max Ernst è anche uno dei sostenitori della tecnica del frottage, infatti con questa tecnica compone interi cicli di opere come quello delle foreste e che hanno un titolo a posteriori richiamato dalla somma delle linee e dei colori si rilevano delle sembianze con la foresta o con il mondo della natura. Oppure il ciclo delle città in cui le immagino possono ricordare delle scene cittadine. Il colore è spesso cupo e drammatico. Juan Mirò, catalano, esegue delle pitture con segni e forme in cui è molto forte l'esperienza cromatica. Il colore ha un predominio assoluto, le forme sembrerebbero simili a qualcosa di reale, ma in effetti non vi hanno nulla a che fare, sembrano delle cellule con un tono positivo e gradevole, André Masson è sostenitore della pittura automatica, accanto alla quale possiamo mettere la scrittura automatica, come si è detto prima e il gioco del "cadavere eccellente" in cui ciascuno scrive su un foglietto che viene passato una parola. alla fine si legge quello che tutti hanno scritto. Questo serve a rimarcare l'assurdità delle parole e delle immagino che si è abituati ad adoperare. Il nome deriva dalla prima frase che è stata scritta: "Cadaveri eccellenti berrà il vino nuovo". Salvator Dalì spinge più sull'acceleratore dell'associazione di oggetti e figure in senso quasi paranoico, di incubo. Spesso sono oggetti che tendono a perdere la loro rigidità e compattezza e diventano molli. Paul Delvauz e René Magritte vengono dal Belgio. Magritte insisterà soprattutto sul'inquetudine e sul mistereo che c'è tra vita e morte, come fa Dalì, ma anche su mistero dell'esistenza. Come faceva De Chirico gioca sull'ambivalenza delle immagini reali e irreali, tra ciò che è e cià che è solo apparente. Polarità diverse messe in relazione tra loro a rimarcare la domanda sul significato delle cose e dell'esistenza stessa. L'esperienza surrealistà sarà una esperienza che andrà avanti fino agli anni '50, anche se con forme differenti. E' come un albero dal quale nasceranno moltissimi rami anche nel periodo del dopoguerra. Molti degli autori surrealisti continuerano per moilti anni ad esprimersi con lo stesso linguaggio. Sempre tra gli anni 1910 e 1920 si sviluppa la corrente del neo-plasticismo. Dalla Francia ci si sposta in Olanda e il protagonista è Piet Mondrian che ha un inizio figurativo che si basa molto sul dato naturale, interni, toni scuri ma poi dopo un viaggio a Parigi entra in contatto con la pittura maggiormente avanzata, il cubismo. Grazie all'esperienza francese porta avanti la propria ricerca di essenzialità delle forme. Parte dal dato naturale, per es. un albero, che diventa solo un pretesto per una ricerca di forme pure. Una ricerca plastica - vedi Cézanne- di puri volumi geometrici che diventa neo-plastica. Mondrian attraverso la scomposizione volumetrica, non vuole scomporre le forme di un oggetto ma creare una specie di nuovo alfabeto che si basa su forme pure. Alla pittura di Mondrian la realtà non è importante perché è già lei stessa realtà. Il dipinto diventa una entità vivente. pulsante senza dover rappresentare o raccontare niente. Racconta e rappresenta solo sé stesso. Ottiene questo risultato basandosi su un nuovo alfabeto di linee e colori che vogliono arrivare a una purezza di linguaggio andando al di là della realtà. La purezza di forme assoluto a cui vuole arrivare Mondrian prende corpo nella sua pittura intorno alla seconda metà degli anni '10 e primissimi anni '20. Si hanno quindi i quadri fatti di pure lineee e colori che cambiano semplicemente nel modo in cui sono disposti sulla tela. Diventano una realtà plastica nuova, un nuovo plasticismo. Il caso di Mondrian non è isolato infatti intorno al lavoro di Mondrian e di altri artisti nasce nel 1917 la rivista "De Stijl" e le cui pubblicazioni andranno avanti fino all'inizio degli anni '30. Sarà l'organo di diffusione di questo nuovo modo di esprimersi e che ha tra gli altri protagonisti Vantongerloo, Theo Van Doesburg, Pieter Oud tutti autori che si legano alla rivista ed esplicitano questo tipo di linguaggio non solo in formr pittoriche ma anche nell'architettura. Le architetture realizzate in quel periodo sono quindi pure e lineari nelle quali anche il colore ha la sua importanza. Sia la pittura che l'architettura creano un nuovo equilibrio. Sempre nel corso degli anni '20 in Germania c'è la vicenda della Bauhaus, una scuola il cui nome significa "casa della costruzione" fondata nel 1919 a Weimar dall'unione della Accademia di Belle Arti e dalla Scuola di Arti e Mestieri. Weimar è in quel momento la città più importante in Germania, la guerra è appena finita e c'è molto fermento politico. Walter Gropius, architetto, viene chiamato a dirigere la scuola che in modo del tutto nuova vuole formare i giovani studenti non pià solo alla pittura e scultura, ma anche in diversi campi dell'espressione. La ricerca avverrà anche nel campo delle arti decorative, infatti alla scuola vengono chiamati ad insegnare Kandinsky, Klee, lo stesso Gropius. Anche Marcel Broier insegna nella scuola dedicandosi alla realizzazione di mobili funzionali e al tempo stesso moderni e realizzabili in larga scala. E' l'inizio dell'industrial design. La scuola va bene, ma cambia il clima politico e quindi a Weimar non può più esistere una scuola di questo tipo, così libera. Con l'avanzata del nazionalsocialismo si decide di chiudere, ma fortunatamente Dessau offre la possibilità di ospitare la scuola, anzi non solo la scuola vi si trasferisce, ma viene costruito un edificio progettato da Walter Gropius che viene preso a emblema della Bauhaus. Tutto sarà in funzione del buon andamento della scuola, compresoil contatto tra studenti e professori, aule e spazi comuni. Ma la Bauhaus comincia a diventare scomoda anche a Dessau e quindi all'inizio degli anni '30 viene trasferita a Berlino, relegata in un garage, il nuovo direttore diventa Ludwing Mie van der Rohe (da memorizzare). Lascuola continua a funzionare ancora per due anni (1932-1933) poi viene fatta chiudere. Sia Gropius che van der Rohe dopo la chiusura si sposteranno a Londra e quindi negli Stati Uniti dove realizzeranno una serie di architetture innovative che creeeranno un ponte tra la Bauhase e la nuova espressione architettonica internazionale degli anni '40 e '50. Per es. alcuni grattacieli. Accanto al nome di Gropius va ricordato quello di Frank Lloyd Wright che rimarrà influenzato dal lavoro dal suo lavoro come del resto Le Corbousier. Sempre negli anni '20 si parla abitualmente
di école de Paris, ma non si tratta di una scuola ma un
modo convenzionale per far riferimento a un fenomeno tipico per cui in
un'unico periodo vengono a raggrupparsi a Parigi artisti della più
varia formazione. Sono artisti che non hanno una connotazione ben precisa
ma che fanno tesoro dell'esperienza del vivere nella città. Due casi su tutti sono quelli di Amedeo Modigliani, italiano, e Marc Chagall, russo ma altri sono: Constantin Brancusi, rumeno, Chaim Soutine, lituano, Maurice Utrillo. Parigi diventa luogo di scambio di culture e di esperienze. Se si colgono i vari significati e le enormi novità che questi movimenti portano negli anni immediatamente prima della prima guerra mondiale si capiranno con facilità i movimenti della pittura negli anni '50 e '60, si capirà perché si è arrivati a un certo tipo di espressività. La pittura che erroneamente è stata definita astratta degli ani immediatamente successivi al secondo dopoguerra non nasce dal nulla ma sulla esperienza delle avanguardie rivoluzionarie degli anni '20. Anche perché essenzialmente gli autori erano gli stessi o erano scomparsi da poco. Quello che viene dopo è quindi solo uno sviluppo di quello che era successo in precedenza. Opere Giorgio De Chirico La torre rossa - 1913 - museo Guggenheim di Venezia - De Chirico dipinge il quadro mentre è a Parigi. Apparentemente è un normale paesaggio con una torre rossa, con delle case accanto, sulla destra un monumento di cui se ne vede solo una parte, ai lati dei portici e sullo sfondo delle piccole montagne. Se però si riflette, non è molto usuale capitare in un posto dove ci sono dei portici che non iniziano da nessuna parte, la torre ha le case accanto e il monumento non ha significato, perché se ne vede solo una parte. Quello che all'apparenza può sembrare leggibile non lo e' nella realtà dei fatti e ciò che all'apparenza vorrebbe avere un significato semplice invece non lo ha. Ciò che si ha di fronte nasconde come un mistero che va scoperto. De Chirico quando andrà a Ferrara prenderà spunto dai luoghi cittadini che frequenta per realizzare le cosiddette "piazze d'Italia" in cui spesso saranno riprodotti degli aspetti di Ferrara stessa. Carlo Carrà L'ovale
delle apparizioni - 1918 - Galleria nazionale d'arte moderna di Roma
- Carrà nel 1917 incontra De Chirico alla Villa del Seminario che
è un ospedale militare e anche qui si supera l'apparenza. C'è
un paesaggio con un acasa un pavimento e delle persone. Ma le persone
non sono persone ma manichini impegnati in qualche attività, il
tennis, metà uomini e metà manichino. Giorgio Morandi Bottiglia e fruttiera - 1916 - Museo Guggenheim, Venezia - Morandi ha una partenza figurativa e poi un passaggio futurista poi entra in relazione con i metafisici. Il quadro rappresenta una fruttiera con una prospettiva irreale, il tavolo è in bilico, gli oggetti sembrano cadere. Capiamo che si trattadi un tavolo solo dalla linea che c'è sul davanti e che dà un senso lievemente prospettico. Anche la linea di fondo non si capisce a che cosa si riferisca. Lo spettatore darà al quadro il significato che è più semplice dare, non è necessario avere spiegazioni a priori. Piet Mondrian Composizione
- E' uno dei tanti quadri realizzati da Mondrian nel corso degli anni
'20. Un quadro dove si vedono delle linee nere riempite da colore. I colori
sono colori primari: rosso giallo e blu accompagnati da altri colori non
colori, il nero e il bianco. Il nero che da il senso di ombra e il bianco
che da il senso di luce. Il bianco nei dipinti di Mondrian non è
mai la tela lasciata allo stato naturale ma è un bianco che confrontando
i vari quadrati ha una tonalità leggermente più chiara o
più scura. Da non colore diventa colore. Questo quadro non vuole
dire niente, non racconta niente e infatti il titolo è esemplivativo:
Composizione. E' un quadro che arriva all'essenza della pittura e del
colore e che serve semplicemente ad organizzare un equilibrio di colori
e forme. E' come se si avesse un alfabeto e quindi un linguaggio. In questo
modo la pittura raggiunge quasi vertici di spiritualità per la
sua purezza. Per assurdo dovrebbe essere più comprensibile un quadro
di questo tipo che una natura morta del '500. Perché anche se vediamo
apparentemente cose conosciute non ne conosciamo il significato iconografico;
per es. cosa significa una zucca o cosa significa una mela messa accanto
a una zucca. Max Ernst Pietà o La révolution la nuit - 1923 - Londra Tate gallery - Il titolo naturalmente non significa nulla, forse pietà perché c'è l'uomo che ne tiene in braccio un altro con un terzo sulla destra che guarda. Guardando attentamente però i corpi, le dimensioni delle varie figure rappresentate e i tratti fisici. Nessuno ha tratti vicini alla realtà. Non sono molto diversi dai manichini di Carrà. Sono sempre esseri apparentemente animati ma del tutto finti. La mano che dovrebbe reggere la persona in basso è trasparente. Spesso sono inseriti oggetti presi dalla realtà e interpretati in un'altra maniera. Mani, testa e piedi di chi viene sostenuto sono quelle di una statua, poi quello sulla destra, in equilibrio sulle scale è completamente trasparente. Qui c'è ancora una grande componente dadaista, provocatoria. Il bacio - 1927 - Guggenheim Venezia - Il bacio è un titolo fittizio. Il bacio fa pensare a un gesto provocato da un sentimento e si immaginano anche dei protagonisti, ma in questo quadro non se ne vedono. Ci sono tracce di figure umane, ma è più una evocazione. Anche in questo caso è però più una idea o pensiero di bacio. Si fa inoltre evidente l'elemento della scrittura automatica. Nelle strade di Atene - Scultura 1960 - Giardino Guggenheim Venezia - La componente surrealista rimane anche negli anni '50 e '60. Ancora il titolo corisponde poco alla figura, è una via di mezzo tra una composizione geometrica e una figura umana. E' così come l'istinto ha voluto che i vari elementi venissero assemblati fra di loro. René Magritte La Voix des airs - 1931 - Guggenheim Venezia - Paesaggio con tre sfere, tre volumi che danno l'idea del mistero. E' come se vedessimo comparire dei dischi volanti. e' fantasia o è realta? D'altra parte come ci stanno bene le sfere in quel paesaggio, nell'economia del quadro hanno un loro equilibrio. La lampe philosophique - 1936 - Questo è mostruoso perché il naso si trasforma in pipa e la candela si scioglie. L'inquetudine è evidente. La formazione filosofica che per altri autori è molto presente per Magritte è meno forte e quindi il titolo è assolutamente fittizio. C'è un senso di instabilità. Provoca un sentimento che è diverso per ogni persona che guarda. Il nervo scoperto - 1960 - Al posto dell'albero c'è una coppa di cristallo, ma al posto della schiuma ci sono delle nuvole. E' un continuo girare attorno a un tema. Quello che rende accattivante il lavoro di Magritte e cho lo fa conoscere più di altri è il tono poetico che i suoi quadri sembrano avere. Solo nel momento in cui ci si sofferma a pensare allora escono tutte le contraddizioni e le domande. La poesia nasconde mistero e inquietudine. E' una apparenza che inganna doppiamente. Wassily Kandinsky Composizione - 1923 - Guggenheim New York - Kandinsky negli anni di guerra torna in russia e in Russia ci sono i Ragisti e i Suprematisti. I colori che lui aveva dato in forma poetica si ricompattano in forme geometriche, quasi si irrigidiscono. Le forme geometriche poi le svilupperà anche perché al principio degli anni '20 viene chiamato a insegnare alla Bauhaus dove la cultura architettonica ha la meglio su tutto. La sostanza rimane la stessa, ma non più colori luci e forme libere bensì geometriche, sintetiche allineate. Cerchi - 1926 - Guggenheim New York - Di soli tre anni successivi. Gli anni '20 sono quelli per Kandinsky in cui alla rigidità delle forme aggiungerà anche le forme sferiche e concentriche e il cerchio diventerà una costante assoluta, e ripetuta. Potrebbero essere quasi delle cellule. Kandinsky è arrivato ai vertici della sua astrazione dalla relatà. E' una pittura che è fatta di pittura ebasta, si astrae del tutto dalla realtà. E' un'altra realtà. Paul Klee Fiori notturni - 1918 - Essen - Svizzero, studia anche lui a Monaco di Baviera, entra a far parte del grupèpo del Cavaliere Azzurro. Nel 1914 dopo una formazione d'avanguardia decide di partire per il nord Africa. Un viaggio che lo colpirà incredibilmente e in modo indelebile. Dichiarerà che il colore è tutto. E' come se Klee e Kandinsky andassero paralleli, solo che Klee ha un colore che sembra un ricamo. Le opere di Klee hanno spesso delle dimensioni molto ridotte, sono quasi delle miniature o degli oggetti preziosi. Spesso evocano delle forme tangibili. E' come se volesse tornare all'istinto infantile allo stato primordiale della conoscenza per realizzare delle composizioni visive estremamente delicate- Composizione cosmica - 1919 - Dusseldorf - Può colpire quasi una brutale elementarità quasi che come su una lavagna un bambnino avesse disegnato, però poi c'è una grande poesia. La pittura di Klee non è mai plateale. Ad parnassum - 1932 - Berna - Evoca una situazione legata al mondo della mitologia, ma rimane solo uno stadio letterario. si è voluto vedere nel triangolo una montagna o il completamento di quello che potrebbe essere un edificio. Evocazione di architettura del mondo antico. Ma una volta oltrepassato l'arco dove si va? Il fondo è identico alla facciata. Impegno nella delicatezza della pittura. La pittura di Klee è fragile come un cristallo. Amedeo Modigliani Nudo - 1917 - Moma - Fa parte dell'a Ecole de Paris, livornese si forma alla scuola del nuto di Firenze e poi alla scuola del nudo di Venezia, nel 1906 decide di andare a Parigi. Entra in contatto con alcuni pittori fauve e cubisti e la sua che potrebbe essere una pittura figurativa non lo è affatto perché l'immagine si raggelano nel colore. La figura femminilòe non vuole essere attraente è quasi una scultura, ma ha poco di unano. fondamentale fu l'incontro che ebbe con Brancusi. Marc Chagal Bacio o amanti azzurri - 1914/16 S. Pietroburgo - Risente al suo arrivo della cultura che trova a Parigi, ma ad una base fauve umanizza tenendo viva la memoria della tradizione russa. C'è sempre un'aria di fiaba. Ha caratteristiche di avanguardia e nello stesso tempo di tradizione. dopo la rivoluzione del 1917 torna in Russia e istituisce una scuola d'arte che decorerà completamente.
Riferimenti in Rete
Note e Glossario Frottage
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