| Storia dell'arte contemporanea Lezione 8 Per i movimenti italiani che ci sono stati tra le due guerre si è creato un caso paradossale, infatti pur avendo avuto molta importanza, erano stati un po' dimenticati e accantonati dopo la seconda guerra mondiale perché erano stati rilevati contatti a volte stretti col clima politico del periodo del ventennio. In anni piuttosto recenti, fortunatamente, si è avuta una rivalutazione che ha potuto osservare che si trattava di movimenti che avevano molteplici aspetti e che quindi in realtà presentavano un quadro completamente differente da quello che si presumeva di conoscere. Per questa ragione sui manuali sono spesso un po' confusi e appena accennati. La metafisica già partita con De Chirico nel 1911 ed ha il suo apice tra il 1915 e il 1917 nel periodo in cui è a Ferrara. Di opere metafisiche comunque si può continuare a parlare fino a l 1918-19. Carlo Carrà La musa
metafisica - 1917 - Milano Pinacoteca di Brera - E' un dipinto che
ci fa pensare alla metafisica, il 1917 è la data dell'incontro
di Carrà con De Chirico, ma anche perché un'opera del genere
si può trovare anche fra quelle di Valori Plastici. Giorgio De Chirico Mazzo di fiori o Zinnie - (immagine non trovata) Il quadro dà l'idea del grandissimo cambiamento della pittura di De Chirico. Come lui anche Picasso nello stesso periodo, tra la fine della prima guerra mondiale e i primi anni 20 abbandonerà ogni tipo di avanguardia a vantaggio di un recupero della figurazione. Si parla di periodo classico sia per Picasso che per De Chirico. Nel 1924 è coinvolto da Breton nel gruppo dei surrealisti, però accanto alle pitture metafisico-surrealiste realizza una pittura in totale contrasto. Il 1918 è anche la data in cui prende corpo un movimento
che trae il suo nome da quello di una rivista. A Roma nasce infatti
nel 1918 la rivista "Valori Plastici" da un'idea del
suo direttore Mario Broglio, scrittore e pittore. La
rivista avrà una durata brevissima solo 4 anni tra il '18 e il
'22 anno in cui cessa le pubblicazioni. La rivista vuole essere il luogo di incontro tra la cultura pittorica locale e nazionale italiana, anche se con delle particolarità rispetto all'immediato passato, e la cultura internazionale. Da Roma parte quindi il desiderio di porsi a confronto con la cultura pittorica internazionale. Tutto ciò avviene sia con la pubblicazione di articoli i cui autori spesso sono gli stessi artisti -De Chirico, Savinio, Broglio, ecc..- sia con la riproduzione di opere di artisti italiani e stranieri. Un avvenimento molto significativo è stato quando un intero numero del 1919 è dedicato al cubismo, con la conseguenza di diffondere i dipinti di Picasso e farli conoscere. La rivista avrebbe dovuto essere un mensile ma aveva una pubblicazione discontinua, . Gli artisti italiani che collaborano con la rivista sono artisti che pur proveniendo da esperienze di avanguardia rifiutano l'avanguardia a vantaggio di una riscoperta di una pittura a scultura più legata alla tradizione che non significa semplice ritorno al passato. Nel lavoro di questi artisti c'è un sincero desiderio di riscoperta della tradizione pittorica rinascimentale e della riscoperta del mestiere di pittore. Si volevano lasciare alle spalle tutte le intemperanze che avevano caratterizzato il grande movimento di avanguardia italiano che era stato il futurismo e le difficoltà e le insidie che la guerra e il dopoguerra avevano lasciato. Si vuole recuperare il senso della pittura e questo può avvenire attraverso la riscoperta della tradizione storica. Ecco perché nel lavoro degli artisti del gruppo di Valoro Plastici c'è un deciso ritorno alla figurazione tra cui De Chirico -prima promotore della metafisica- Carrà -firmatario del manifesto del futurismo e poi pittore metafisico- Morandi, che dopo avere avuto un breve inizio futurista partecipando alla mostra di Sprovieri, ed essere stato pittore metafisico entra a far parte di Valori Plastici. Nel linguaggio comune, riferendosi a questo periodo, spesso
si parla di un "ritorno all'ordine" sotto il quale
si fa rientrare tutto quello che è abbandono delle avanguardie.
Questo però può avere sia una valenza positiva che negativa
quindi è bene fare attenzione e distinguere le varie correnti. Arturo Martini (vedi biografia - link esterno) La
Pisana - 1928 o 1929 - Ne esistono diversi esemplari. Arturo Martini,
veneto, è considerato generalmente il più grande scultore
italiano della prima metà del XX secolo, le sue prime prove giovanili
sono di gusto secessionista vienense, mitteleuropeo. Dopo la prima guerra
mondiale Martini recupera la figurazione, rielaborando i volumi perché
anche se apparentemente fotografica non è realistica, non è
patetica. Supera la realtà occupandosi di volumi. Quando arriva
a Roma entra in contatto con Valori Plastici e alcune sue opere vengono
riprodotte sul periodico di Mario Broglio. Adamo ed Eva - 1930/31 - C'è di nuovo il gioco delle proporzioni. Le figure sono quasi primitive, appena abbozzate nel grande blocco di pietra. Non c'è la levigatura. Martini fa una grande scultura ma non è celebrativo. Riprende la realtà ma non la fotografa. A Milano circa negli stessi ani si costituisce un gruppo di artisti che prenderà il nome di Novecento. Il nome è una vera e propria definizione che viene data al gruppo. Il critico promotore del gruppo è Margherita Sarfatti, scrittrice, giornalista del Popolo d'Italia incui recensiva le mostre artistiche. Sulla effettiva data di inizio del gruppo i pareri sono controversi. Nel 1923 si svolge a Milano una mostra presso la galleria Pesaro (Lino Pesaro) organizzata da Margherita Sarfatti alla quale prendono parte alcuni artisti: Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Piero Marussig, Ubaldo Oppi, Mario Sironi. La mostra alla Galleria Pesaro viene inaugurata da un discorso di Mussolini, ecco perché la critica ha identificato il movimento col fascismo, ed ha un certo successo tanto che l'anno successivo, il 1924, alla Biennale di Venezia verrà dedicata una sala agli artisti Pittori italiani del Novecento. Espongono sei del gruppo iniziale, metre Oppi espone in una sala separata. Da questo momento, dopo la Biennale, è un susseguiri continuo di esposizioni. Margherita Sarfatti compie un lavoro di promozione eccezionale. Gli artisti di Novecento sostengono un deciso ritorno alla figurazione, come era avvenuto per Valori Plastici, ma mentre i romani avevano un sostegno teorico dato dalla pubblicazione sulla rivista delle loro idee che poi erano realizzate nelle opere e dal desiderio di conoscere anche opere di artisti internazionali, Novecento è essenzialmente un movimento italiano volto a valorizzare i pittori italiani. Altri momenti fondamentali nella storia del Novecento italiano sono due mostre. La prima del 1926, la seconda del 1929 a Milano curate da Margherita Sarfatti al Palazzo della Permanente. Con il titolo deciso di: Prima (e poi seconda) mostra del Novecento Italiano. Al gruppo iniziale si aggiunge un numero enorme di artisti che arrivano a superare il centinaio. Questo non vuol dire che tutti abbiano aderito al gruppo o firmato un manifesto, ma significa che Margherita Sarfatti e i suoi collaboratori erano stati tanto bravi da includere nelle loro iniziative molti artisti che tra loro avevano in cumune la figurazione o altri anche labili legami. Introno alle mostre in Italia - 1927, 1928, 1930, 1931 - negli anni successivi la Sarfatti organizza anche dei tour all'estero, in tutta Europa e in tutto il mondo arrivando fino a Buenos Aires per far conoscere la nuova arte italiana. All'inizio degli anni '30 la situazione comincia a rovinarsi, un po' perché sono passati degli anni e ogni artista ha cominciato a seguire una strada più personale, un po' perché il sostegno politico ed economico viene a calare, i suoi rapporti con Mussolini si incrinano quindi Margherita Sarfatti perde influenza. Dall'interno del partito stesso arriveranno le prime critiche al Novecento a vantaggio di altri autori. Nel corso degli anni '30 c'è infatti un vero ritorno all'ordine nel modo meno bello. La raffigurazione diventa fredda, sciatta, dura, cruda in ossequio al regime. Alcuni autori aderiscono al nuovo linguaggio, ma molti altri si dissociano. Senpre nell'arco del secondo decennio del '900 si sviluppa
una terza corrente che in comune con Valori Palstici e Novecento ha il
ritorno alla figurazione e che erroneamente viene confusa con Novecento,
solo perché alcuni artisti che ne fanno parte espongono con gli
artisti di Novecento, ma hanno una sfumatura che li caratterizza e che
li rende diversi. Il gruppo o la corrente del Realismo Magico è quella più vaga, infatti viene spesso confusa con Novecento. Gli artisti realizzano opere di clima, di magico realismo che prende il nome da una definizione di carattere letterario. Massimo Bontempelli, scrittore e redattore della rivista Novecento (da qui la confusione), traduce una definizione del critico tedesco Roh che già nel '25 parlava di Realismo Magico. Gli autori di Realismo Magico provengono
in parte da Valori Plastici, in parte da Novecento, in parte sono artisti
che non avevano appartenuto né al primo né al secondo gruppo. La realtà non racconta, ma prende coscienza di sé stessa. I quadri degli autori di realismo magico, Donghi, Trombadori e altri ancora, sono dipinti che non vanno guardati con semplicità, al primo sguardo sembrano quasi immagini fotografiche, in realtà richiedono molta attenzione e cura. Lo stesso fenomeno si svolge in Germania, Franz Rho, da cui aveva acquisito Bontempelli la definizione, riscontra le stesse sensazioni in molti pittori che lavorano in Germania. Pittori che un tempo avevano fatto parte della corrente espressionista, Otto Dix, George Grosz, che poi raffreddano la loro forte espressività per approdare a qualcosa d'altro. Da ricordare e notare che i tre movimenti italiani sono contemporanei alla nascita del surrealismo in Francia. (1924 Breton redige il manifesto del surrealismo) e che in Europa continuano il loro lavoro molti artisti che continuano a seguire le correnti che si erano formate subito prima della prima guerra mondiale.
Movimenti non caratterizzati dalla ricerca della figurazione, movimenti per cui si parla convenzionalmente di arte astratta anche se una direzione è quella intrapresa da Kandinsky e Klee e un'altra quella di Mondrian. All'inizio degli anni '30 si vengono a costituire prevalentemente a Parigi dei gruppi di artisti con provenienze stilistiche diverse, alcuni hanno memoria cubista di tipo orfico o sintetico, altri provengonodal gruppo del Cavaliere Azzurro, altri sono neoplastici, alcuni futuristi. In tutto questo si vengono a determinare realtà differenti anche se simili. Il gruppo Circle e carré prende il nome
dalla rivista omonima che inizia le pubblicazioni intorno al 1930. La
figura chiave di Circle e carré è Mondrian.
L'astrazione sostenuta da Cercle e Carrè è pittura essenzialmente
concretista. Gli artisti che si muovono in questo ambito sono artisti che prediligono questo tipo di espressività. Gli artisti di Abstratione e Creation avranno come riferimento
Kandinsky e un astrattismo più barocco col colore che deborda da
un geometrismo rigido. E' una pittura esuberante più vicina al
sentimento più intimo dell'artista. Paul Klee è a metà tra l'una e l'altra corrente, realizza dipinti che sono quasi racconti fantastici, qualcosa di più intimo e individuale, ma nello stesso tempo in una struttura che non ha l'esuberanza di Kandinsky e neppure la rigiditò di Mondrian. Anche in Italia c'è un gruppo astratto a Milano nella
prima metà degli anni '30. I sostenitori di questi artisti sono
i due fratelli Ghiringhelli titolari della Galleria
Il Milione. E' per questo che quando si parla di astrattismo
in Italia negli anni '30 si dice convenzionalmente Artisti del
Milione. Tra gli artisti che espongono alla Galleria Il Milione c'è primo fra tutti Lucio Fontana che si vedrà poi protagonista della pittura internazionale degli anni '50 e '60, quindi Fausto Melotti, Osvaldo Licini, Manlio Ro, Luigi Veronesi, Bruno Munari, Mauro Reggiani, Mario Radice. La loro è una pittura, o una scultura (Fontana nasce scultore in questo momento), fatta di colore e forme geometriche e troverà un corrispettivo e molto evidente in campo architettonico. In questo campo l'esponente di maggiore spicco è un architetto Giuseppe Terragni che tra il 30/32 progetta a Como la "Casa del Fascio" costruzione pubblica che è l'esempio per eccellenza di architettura razionalista realizzata nel 34/36. Fatto significativo che questa architettura dalle forme pure e lineari (potrebbe sembrare un dipinto di Mondrian) è decorata internamente da Mario Radice. La cultura razionalista, o meglio astratta, si sviluppa soprattutto nella prima metà degli anni '30. Novecento diventa, tra tutti, il movimento
ufficiale, vi sono però anche molti artisti che non solo
non voglioni aderirvi ma anzi vi si oppongono; ecco perché, secondo
una formula che è soprattutto di comodo, sui manuali si trova scritto:
Novecento e Antinovecento. A Roma nel periodo tra il 1926/29 si viene a creare la cosiddetta
Scuola di via Cavour. Con questa dicitura si indica l'appartamento di
Mario Mafai (vedi
Biografia - link esterno) e Antonietta Raphael Mafai,
lituana con studi in Inghilterra e Parigi, e Scipione (Vedi
Biografia - link esterno)
Donne che si spogliano - 1933/34 - conservato alla Galleria comunale d'arte Moderna di Roma - Anche questa è una pittura che prende spunto dalla realtà e ne dà conto, ne descrive il calore. Queste snon sono donne classiche fanno pensare a una bellezza sensuale e calda, tangibile e umana. Anche in questo caso sono sproporzionate, ma mirano all'obietivo che è quello di rendere un sentimento a cui si può partecipare. La pittura è grassa e materica, c'è vitalità nella composizione. Scipione Natura morta - 1929 - E' una pittura molto calda, come quella delle zinnie di De Chirico, tutte e due potrebbero richiamare il 600. Gli oggetti sul tavolo sembrano insanguinati, il colore è infuocato. Erroneamente quando si pensa alla pittura a Roma in questi
anni si usa dire Scuola romana. Questo perché
nel 1929 il critico d'arte Roberto Longhi vedendo le
opere dei Mafai (ancora giovani e sconosciuti) le apprezzò moltissimo
e notò che andava contro i canoni della pittura in voga del momento,
ma soprattutto aveva delle eco internazionali. Il movimento si sviluppa alla fine degli anni '20 e il critico
sostenitore è Edoardo Persico, gli artisti che
ne fanno parte sono Umberto Lilloni, Angelo del
Bon, Francesco De Rocchi, Adriano Spilimbergo
e Cristoforo De Amicis. Sempre nel 1929 a Torino si costituisce il gruppo detto dei Sei di Torino, i critici che li sostengono sono Edoardo Persico e Lionello Venturi. Questi artisti espongono in due mostre, una a Torino alla Galleria Guglielmi e una a Milano alla Galleria Bardi. Delle tre situazioni sono quelli un po' più organizzati. Gli artisti sono. Jessie Boswel, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio, Enrico Paolucci. Questi artisti hanno il preciso punto di riferimento della cultura impressionista e pensano e sostengono che la cultura pittorica italiana ne sia priva. Cercano quindi di rinnovare la cultura pittorica attuale con l'esperienza impressionista. Sulla copertina della loro mostra pubblicano l'Olimpia di Manet come maestro e padre della pittura moderna. Carlo Levi Autoritratto - 1929 - La pittura è più distesa, assotigliata. Da notare come il colore è disposto sulla tela, legato all'effetto ottico. Non per nulla Levi guarda alla tradizione impressionista, la pittura si sgrana come se si fosse ingrandita una fotografia e ne resta una impressione più che una visione esatta. Alcuni di questi autori hanno anche una storia da protagonisti infatti Levi è anche scrittore e di cultura ebraica. La componente individuale tende a trasferirsi nel loro lavoro pittorico. A Torino opera negli stessi anni Felice Casorati,
assoluto protagonista della pittura italiana del XX secolo, il quale è
stato protagonista di Novecento ma nello stesso empo, a suo modo, ha introdotto
la cultura pittorica del Gruppo dei Sei di Torino, ne è l'ispirature
e sostenitore anche se non ne fa ufficialmete parte. Felice Casorati - (Biografia - link esterno) Meriggio - 1923 - Museo Revoltella di Trieste - Casorati è difficilmente collocabile. Guardando superficialmente questo dipinto si vedono dei nudi femminili distesi e basta, ma andando più a fondo si nota la luce che entra dalla finestra e colpisce i corpi che stanno come se fossero al mare e invece sono in una casa. E' strana come situazione, sembra che conversino e invece tacciono, sembrano quasi come se fossero fotografate e invece i corpi hanno la compatezza della pietra. E poi dove è lo spettatore? Chi è il protagonista del quadro? C'è un centro? Ecco che cosa è la pittura mifliore del novecento. e' una pittura che apparentemente ritorna alla tradizione, per poi raccontare il reale e dimostrare quanto mistero e incertezza ci sia. Corrente (vedi Link in fondo pagina) Le varie esperienza antinovecentiste alla fine degli anni
'30 vengono a riassumersi nel gruppo di Corrente che
prende il proprio nome da una rivista "Corrente di vita giovanile"
edita a Milano tra il 1938 e il 1942, fondata e diretta da un pittore
che si chiama Ernesto Treccani. Corrente agli inizi degli anni '40 darà
anche il nome a una galleria d'arte dove esporranno gli artisti del gruppo
e che per ragioni politiche verrà fatta chiudere. Perché
in opposizione al fascismo. i pittori di Corrente vedono nel dipinto riassunti due punti essenziali e cioè che l'arte può essere uno strumento sociale e politico ma per raccontare l'attualità si può anche un linguaggio nuovo e moderno realizzato attraverso il cubismo, o meglio, neo-cubismo del quale lo stesso Picasso è arteficie e inventore. Dunque i pittori di Corrente anch'essi all'opposizione da un punto di vista politico cercano di avvicinarsi a questo tipo di espressività. Specialmente dopo la seconda guerra mondiale si parlerà di neo.cubismo in Italia o neo-picassismo Renato Guttuso Nudo - 1940 - In questo quadro c'è qualcosa di nuovo, la figura è un nudo femminile però le forme sono rese in parte un insieme di più volumi geometrici. Se in questo quadro del 40 questo aspetto è solo accennato in diversi dipinti degli anni seguenti si arriverà ad uno spezzettamento della figura rappresentata. La differenza col cubismo storico è che ora il cubismo si pone al servizio della storia, si pone al servizio della realtà e dell'aspetto sociale della quotidianità e dunque è un'arte nuova che vuole aiutare a raccontare il presente. Guttuso tra il 39 e il 40 dipinge due opere fondamentali con questo tipo di linguaggio, la fuga dall'Etna e poi la Crocifissione dove il tema è tradizionale, però lo fa scomponemdo e componendo i volumi. Addirittura il cavallo che Guttuso pone in primo piano è un cavallo preso pari pari da un cavallo che solo tre anni prima Picasso aveva realizzato in Guernica. Gli anni 10, 20 e 30 sono gli anni in cui i gruppi e le tendenze si mescolano tra loro, ci sono artisti che le attraversano, altri che seguono una linea e la seguono fino alla fine. Si va inoltre delineando un fenomeno di cui sis ata studiando la portata e che porterà alla nascita del secondo futurismo. Nellle grandi mostre, ben strutturate e organizzate di questo periodo, si trovano una accanto all'altra sale di tutte le tendenze. Il panorama è molto variegato. per ritornare nello studio |