Storia dell'arte contemporanea

Lezione 10

Tendenze tra gli anni '70 e '80

Quando si incontra un artista che ha operato in questi anni bisogna tenere presente che le codificazioni precise sono impossibili perché manca il distacco necessario. La fase di storicizzazione è ancora limitata e la rottura col passato è molto forte. Un artista potrebbe essere collocato in un un certo ambito ma molto facilmente lo stesso artista potrebbero essere, da una critica diversa, collocato in un ambito diverso anche se simile. Molti movimenti o tendenze si applicano sempre più a un concetto, una teoria più che a una esplicazione di immagine vera e propria. O l'immagine è funzionale ad una idea o la pittura fine a sé stessa non esiste.

Gli autori nominati sono solo una minima parte infatti è molto difficile capire quali artisti potrebbero dare una impronta quando sono ancora viventi. Molti dei gruppi di cui stiamo parlando nascono alla metà degli anni '60 e si sviluppano per gran parte degli anni '70

Arte cinetica o cinevisuale

Si tratta di una tendenza, non esiste un vero e proprio gruppo ma solo tanti gruppi minori o sottogruppi che operano in diverse parti d'europa e del mondo. Viene definita o chiamata in tanti modi diversi: arte cinevisuale, arte programmata, arte cinetica e così via. La data di partenza può essere considerata la metà degli anni '60 circa.

Questo tipo di arte non vuole produrre degli oggetti artistici, ma vuole riflettere sulla percezione visiva. Verranno creati, più che opere d'arte, lavori cinevisuali, quindi legati al movimento, che saranno l'occasione per lo spettatore di riflettere sulla percezione visiva e su come lui stesso percepisce forme, movimento e luce a seconda delle condizioni in cui questo oggetto viene a trovarsi. Questi artisti vogliono pensare solo alla pura percezione visiva, è un esercizio tra l'occhio dello spettatore e l'oggetto che ha di fronte.

Un artista cinevisuale produce un lavoro che sollecita l'occhio o con il colore -ricordare Seurat- e quindi trovarci di fronte a pareti di un unico colore, a una bicromia bianco e nero, a pannelli con colori contrastanti, pareti ondulate colpitedalla luce, parti in movimento. Tutto ciò naturalmente non rappresenta niente è solo un esercizio.

Tutto questo va contestualizzato nel momento storico che vede, da un punto di vista sociale e politico, il coinvolgimento dell'dell'artista che si sente impegnato sicialmente e politicamente. Molti si costituiscono in gruppi che lavorano insieme, ogni artista è in continuo dialogo e relazione con i suoi compagni di lavoro. Molto spesso espongono come gruppo.

Spesso di amano definire loro stessi, non artisti, ma tecnici della visione, operatori cinevisuali.

I protagonisti sono molti, per comodità si dividono per gruppi:

I l principale e più noto è il GRAV (grup de recerche d'art visuelle) a Parigi - Julio Le Park o Jesus Raphael Soto..

In Spagna si costituisce il Gruppo Equipo 57.

In Italia si formano a Milano il gruppo T con Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco e a Padova il gruppo N con Alberto Biasi, Edoardo Landi, Toni Costa, Manfredo Massironi.

In Germania a Dusseldorf si costituisce il Gruppo Zero il cui principale esponente è Otto Piene (link esterno)

Poesia Visiva

Un altro fenomeno di rilievo è quello della Poesia Visiva, tendenza che investe gran parte d'Europa e consiste essenzialmente nel desiderio di alcuni operatori, non artisti, linguistici di cercare di trovare una relazione tra parola ed immagine. Le parole non stanno solo alla base di un'immagine ma ne diventano una sua componente essenziale. Le stesse parole, le stesse lettere dell'alfabeto diventano immagine.

Precedenti storici li possiamo trovare nel cubismo con l'introduzione di lettere nell'immagine, nel futurismo con le parol libre di Filippo Tommaso Marinetti, nei dadaisti con Breton e il periodico Leterature. Nel caso della Poesia Visiva la parola si trova direttamente sul dipinto o a comporre una scultura.

Gli autori di poesia visiva non fanno riferimento solo all'alta poesia ma possono essere anche adoperate anche le parole che si leggono in un giornale o in un fumetto.Tuto può essere prelevato e rielaborato. Ricordiamo tra gli autori in Italia Emilio Isgrò, (immagine: Libro cancellato - L'attacco isterico - 1967 - Tecnica mista 60x40x10 - Rovereto, Mart)

Minimal Art

Un altro tipo di arte che nasce tra la metà degli anni 60 e i '70 è l'Arte Minimal o minimalismo che nasce contemporaneamente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Il critico Richar Wollaim ne da una definizione nel '65 in un articolo su Art Magasine. I precedenti possono essere individuati nell'arte astratta e concreta di Mondrian che si esprime nella purezza del colore e nella purezza delle forme geometriche. Arte che si autorappresenta.

Gli artisti minimal si esprimono per colori, linee e forme ma non per comporli tra loro o per crearne una associazione, non per stabilirne una reciprocità. Non sono alla ricerca di un equilibrio visivo, prelevano i colori e le forme per proporli così come sono nella loro assoluta purezza e nella loro assoluta concretezza nello spazio. Partendo dai presupposti di Reinard e Newman (anni'50 - vedi lez09) altri pittori e scuoltori e pittori si esprimono in modo analogo.

Ricordiamo Frank Stella che prende delle tele dipinte con molto rigore geometrico e ritagliate e sezionate in altri moduli geometrici riempiti di colore con estrema regolarità e accostati. (immagine: Più o meno - 1964 - Parigi, Centre Pompidou)
In campo plastico ricordiamo Donald Judd con strutture primarie, rettangoli o parallelepipedi nei quali è quasi sempre richiesta la partecipazione dello spettatore che deve girare attorno, passare in mezzo o accostarsi. Nella purezza delle forme si tende a ristabilire una nuova classicità.

Donald Judd realizza il parallelepipedo (immagine: Senza titolo - 1968 - Museo Guggenheim), Robert Morris fa qualcosa di molto simile (immagine: Piattaforma - 1973 - Australianian National Gallery), Dan Flavin realizza sculture solo con il neon (immagine: Verde che incrocia verde - 1966 - Museo Guggenheim), Sol Lewitt dipinge intere pareti (immagine: Parete dipinta 146 - 1972 - Museo Guggenheim), Carl Andre si preoccupa della ripetitività degli elementi geometrici accostandoli gli uni agli altri (immagine: Altstadt Copper Square - 1967 - Museo Guggenheim). Questi artisti si isolano, si allontanano e tornano alle forme più pure mentre contemporaneamente la cultura Pop denuncia la realtà attuale della società dei consumi e del commercio.
Questo non vuol dire fare un passo indietro perché per fare questo adoperano dei materiali di estrema attualità, tecnologici e moderni.
Importante è stata una mostra realizzata nel 1966 al Jewish Museum di New York dal titolo: Primary structures alla quale vennero invitati tanto scultori minimal americani ma anche scultori minimal britannici.

Anche in Italia ci sono degli artisti chepartecipano a questa tendenza. Enrico Castellani e Piero Manzoni costituiscono il gruppo Azimut (dal nome di una rivista) a Milano. Castellani realizza dei piani completamente bianchi di tela che però sagoma dal retro (Immagine: Superficie bianca - Pittura ad acqua su tela estroflessa) producendo un movimento. Il suo lavoro potrebbe anche essere visto come tendenza optical perché si occupa sia della struttura primaria, la tela allo stato puro, sia della percezione visiva che provoca.

La volta scorsa si è parlato di Piero Manzoni che assiema alla fine degli anni '50 aveva rivoluzionato certi modi di intendere la pittura ed era tornato alla purezza. I quadri di Manzoni sono degli unici pannelli pianchi o realizzati con lana bianca, ritagli di tessuto.

Agostino Bonalumi crea sagome e forme ma lo stesso Fontana con qualche anno di anticipo aveva creato delle sculture primarie o dei segni primari.

Land Art

Le strutture primarie possono investire tanto degli oggetti che poi andiamo ad esporre in una mostra quanto gli spazi della natura. Così come possiamo percepire l'immagine primara in un oggetto realizzato in legno o ferro e colore altrettanto si può fare intervenendo nello spazio. Dalla tendenza minimal quindi si sfocia quasi automaticamente alla Land Art. Questa tendenza parte dagli Stati Uniti e prende corpo dalla fine degli anni '60 e si diffonde in tutta Europa.
Convenzionalmete si pensa al gesto compiuto da Gerry Schum che nel 69 realizza un filmato che riprende gli artisti che avevano cercato di invadere lo spazio esterno con le loro strutture primarie. Si passa quindi ad un approccio pubblico dell'opera d'arte. Nel momento che Gerry riprende, realizza una specie di dizionario della Land Art.

Uno degli artisti più noti della Land Art è Javacheff Christo meglio conosciuto col nome Christo che impacchetta i palazzi. A Roma impacchetta Le mura Aureliane. e' una presa di possesso di un oggeto o di una realtà architettonica già esistente.

Walter De Maria compie il gesto opposto, va in uno spazio naturale e in questo spazio interviene col colore. Colora un piano o un terreno, Richard Long interviene in uno spazio più o meno grande con delle pietre e compie un disegno (Immagine).

Arte povera

A fine anni '60 si costituisce in Italia un movimento che poi va a investire anche altri contesti europei, si parla dell'Arte Povera. Definizione data dal critico Germano Celant nel 1967. I centri principali sono Torino e Roma. A Torino si espone alla Galleria Sperone a Roma alla Galleria della Salita.

Gli artisti poveristi vogliono occuparsi della materia e vogliono proporre la materia al suo stato naturale, quasi al suo stato pre-iconografico. Vogliono portare a giusta conoscenza il valore degli elementi naturali, ecco perché spesso si parla di terra, acqua, fuoco.

Gli autori poveristi nonintendono realizzare opere completate e poi esposte al pubblico, ma vogliona avere un contatto direto con lo psettatore quaindi realizzeranno delle azioni povere, dei gesti. Anche accendere una candela e vedere che la candela si scioglie è un'azione povera oppure porre del cotone idrofilo in una bacinella d'acqua e vedere come si impregna.
Si tratta quindi di azioni che parlano di elementi primari.

Una azione povera che suscitò enorme scalpore fù quella di Jannis Kounellis, greco, che decise di esporre nella Galleria l'Attico di Roma dei cavalli. La galleria con questa azione diventò una stalla.

Nelle azioni poveriste non c'è il desiderio di stupire lo spettatore né il senso della provocazione, ma il desiderio di far riflettere e partecipare.La vita corre, tutto va sempre rapidamente quindi riflettiamo su quello che ci circonda.

Mario e Marisa Merz invadono le stanze di foglie, fascine (Immagine). E' un'azione ralizzata in una stanza con elementi prelevati dalla natura.
Michelangelo Pistoletto realizza un'opera molto nota che è La Venere degli stracci, prende una figura di Venere e la pone di fronte a un gruppo di stracci. L'arte che si confronta con sé stessa. La Venere, proprio per sottolineare in fatto che sta a riflettere è posta di schiena. I protagonisti sono gli stracci, non la Venere.
Giulio Paolini come Pistoletto ripropone in forma fotografica immagini di opere d'arte del passato. Quindi usa uno strumento più vicino alla realtà contemporanea.
Mario Ceroli, lavora col legno più grezzo, e realizza delle immagini estremamente classiche.
Pino Pascali è un caso un po' particolare, infatti prende dei cannoni in cui inserisce dei fiori.
Gilberto Zorio fa delle composizioni che uniscono materiali rigidi con materiali prelevati dalla natura
Giovanni Anselmo realizza una torsione (immagine) in cui bisogna riflettere sul gesto.
Nominiamo ancora Boetti, Calzolari, Piacentini e così via.

In sintesi gli autori poveristi vogliono riflettere su delle cose estremamente semplici, quelle che sono alla base di un linguaggio più eleborato e complicato che è quello che l'arte ha adottato fino a quel momento. Vanno parallelmente a quello che fanno gli autori delle cosiddette sculture primarie.

Arte concettuale

Dalle cose che abbiamo elencato finora emerge che l'arte non rappresenta più niente, rappresenta solo sé stessa, e che in tutti i movimenti è primario l'aspetto mentale fortemente legato a un concetto. Ecco perché tra fine anni '60 e primissimi anni '70 si comincia a parlare di Arte Concettuale, una definizione che abbraccia le espressioni artistiche in cui l'elemento concettuale e di pensiero è assolutamente alla base dell'espressione artistica.

Emerge la figura di Joseph Kosuth che realizza le cosiddette Tre sedie o i Tre Cappelli. Kosuth mette uno accanto all'altro un cappello, la fotografia di un cappello e un testo che descrive il cappello. Ecco così come lo stesso elemento possa divenire il punto di partenza per diversi tipi di espressione. Non è tanto l'oggetto che interessa quanto il concetto del cappello. E' come noi siamo abituati a percepire l'oggetto cappello. Nell'opera si va a riassumere la struttura primaria e la struttura verbale e visuale.

L'arte concettuale è il terreno su cui tutte le tendenze tendono a nascere svilupparsi e maturare. Tanto è naturale La torsione di Anselmo, quanto però è concettuale il gesto che vi sta alla base. L'arte concettuale quindi tende a riunire tutte queste tendenze e tutti questi vari tipi di espressività.

Nasce nel 1967 con Sol Lewitt di cui abbiamo parlato a proposito delle strutture primarie e che realizza pareti, o stanze completamente dipinte con motivi geometrici. Anzi è talmente distaccato e concettuale il suo lavoro che ne realizza il progetto, ma il lavoro manuale vero e proprio viene realizzato da altri. Lui pensa, e quello che conta è il pensiero.

Non possiamo poi dimenticare la figura di Joseph Beuys, figura fondamentale degli anni '70 e '80. Nel lavoro del Beuys entrano mille componenti compresa quella concettuale e ambientale. I lavori di Beuys non sono una scultura, sono delle stanze completamente riempite di vari elementi che relazionati tra loro hanno un senso e un significato, come se fosse un libro da leggere. Per di più lo fa adoperando dei materiali naturali. Beuys è un po' il riassunto di tutto quanto.

Body Art

Negli stessi anni però altri artisti decidono di esprimersi attraverso il gesto o il movimento del corpo. Ecco così che si parla di Body Art. Anche questa ha mille e mille derivazioni. Nella Body Art l'artista è l'assoluto protagonista della performance, si esprime attraverso azioni. O si è spettatore all'azione o quello che rimane dell'azione è una ripresa fotografica o video. L'opera d'arte in sé e per sé non può esistere. L'azione può essere eseguita con la voce, la danza o con forme dure e crude.

Ermann Nitsch per esempio, attivo in ambito tedesco, interviene in modo crudo sul corpo umano, non sul suo, ma su quello del modello o della modella del momento e interviene con violenza col colore o con dei gesti. Adoperando anche parti di corpi di animali che dispone sulla persona prescelta. (immagine). Di tutto resta il gesto, o il ricordo dell'azione.

Iperealismo

Un'altra tendenza che prende corpo tra gli anni '70 e '80 è quella di un volersi riappropiare della pittura, del colore e delle forme tradizionali.

Negli Stati Uniti si fa strada l'iperealismo, immagini che riprendono la realtà in modo quasi fotografico. Il movimento si fa nascere convenzionalmente nel 1972 quando, in occasione dell'esposizione "Documenta", che si tiene a Kassel in Germania ogni 6 anni, un gruppo di autori americani realizza delle opere più vere del vero che però non hanno la volontà di provocare. Sono solo immagini del tutto svuotate del loro significato, come fossero delle fotografie di superficie.Sono come immagini che servono per manifesti per la pubblicità, ma non pubblicizzano niente.

In Europa, in Francia e in Italia c'è un recupero della pittura, ma una pittura svuotata del suo significato. In Francia troviamo il gruppo Supports/Surfaces con autori che ralizzano grandi piani e superfici ottenute solo col colore.

Un altro aspetto degli anni '80 è la cosiddetta Video Arte che non avrebbe potuto esistere se non cifossero state le avanguardie storica che avevano fatto qualche tentativo di movimento, compresa l'arte cinetica. E' un movimento che si basa esclusivamente sulla trecnologia, la ripresa cinematografica.
Protagonista, almeno nella parte storica della video Arte, è Nam Jun Paik, artista coreano, che lavora negli Stati Uniti.

Per ultime due tendenze che distinguono gli anni '80 e una minima parte degli anni '90 che consistono nel desiderio molto forte di riappropriarsi della pittura, non solo come tecnica, ma anche come partecipazione emotiva dell'artista.

Questo ha due centri principali: la Germania col lavoro di Anselm Kiefer e l'Italia con la Transavanguardia. Il critico è Achille Bonito Oliva, il periodo: fine anni '70 e tutti gli anni '80. Transavanguardia significa Attraverso le avanguardie prendere qualcosa da ognuna e realizzare delle immagini nuove. Il senso della pittura è quello di un profondo pessimismo perché ogni avanguardia vedeva in sé stessa la modernità mentre ora gli artisti si rendono conto che tutto l'ottimismo è sempre relativo. Quindi una relatività dell'immagine e una relatività della forma e la consapevolezza non c'è tanta sicurezza.

I protagonisti sono: Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Sandro Chia, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.

Anche negli Stati Uniti ci sono artisti che realizzano opere in sintonia con gli autori appena citati. Ma anche si è avuto il fenomeno del Graffitismo con Keith Haring o Jean-Michel Basquiat. Ispirati dall'arte di strada usano gli stessi strumenti per elaborarli in modo più grande.

Su questi movimenti non si da nessun giudizio o parere, sono troppo vicini e attuali. Bisogna dare tempo al tempo.

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