Manifesto della Pittura Futurista

Agli artisti giovani d'Italia!

Il grido di ribellione che noi lanciamo, associando i nostri ideali a quelli dei poeti futuristi, non parte giý da una chiesuola estetica, ma esprime il violento desiderio che ribolle oggi nelle vene di ogni artista creatore. Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobistica del passato, alimentata dall'esistenza nefasta dei musei. Ci ribelliamo alla supina ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell’entusiasmo per tutto ciÚ che tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l’abituale disdegno per tutto ciÚ che giovane, nuovo e palpitante di vita.
Compagni! Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell'umanitý mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro.
Noi siamo nauseati dalla pigrizia vile che dal Cinquecento in poi fa vivere i nostri artisti d’un incessante sfruttamento delle glorie antiche. Per gli altri popoli, l’Italia ancora una terra di morti, un’immensa Pompei biancheggiante di sepolcri. L’Italia invece rinasce, e al suo risorgimento politico segue il risorgimento intellettuale. Nel paese degli analfabeti vanno moltiplicandosi le scuole: nel paese del dolce far niente ruggono ormai le officine innumerevoli: nel paese dell’estetica tradizionale spiccano oggi il volo ispirazioni sfolgoranti di novitý.
» vitale soltanto quell’arte che trova i propri elementi nell’ambiente che la circonda. Come i nostri antenati trassero materia d’arte dall’atmosfera religiosa che incombeva sulle anime loro, cosÏ noi dobbiamo ispirarci ai tangibili miracoli della vita contemporanea, alla ferrea rete di velocitý che avvolgeva Terra, ai transatlantici, alle Dreadnought, ai voli meravigliosi che solcano i cieli, alle audacie tenebrose dei navigatori subacquei, alla lotta spasmodica per la conquista dell'ignoto. E possiamo noi rimanere in sensibili alla frenetica attivitý delle grandi capitali, alla psicologia nuovissima del nottambulismo, alle figure febbrili del viveur, della cocotte, dell’apache e dell’alcoolizzato?
Volendo noi pure contribuire al necessario rinnovamento di tutte le espressioni d’arte, dichiariamo guerra, risolutamente, a tutti quegli artisti e a tutte quelle istituzioni che pur cammuffandosi d’una veste di falsa modernitý, rimangono invischiati nella tradizione, nell’accademismo e soprattutto in una ripugnante pigrizia cerebrale.
Noi denunciamo al disprezzo dei giovani tutta quella canaglia incosciente che a Roma applaude a una stomachevole rifioritura di classicismo rammollito; che a Firenze esalta dei nevrotici cultori d’un arcaismo ermafrodito; che a Milano rimunera una pedestre e cieca manualitý quarantottesca; che a Torino incensa una pittura di funzionari governativi in pensione, e a Venezia glorifica un farraginoso patinume da alchimisti fossilizzati. Insorgiamo, insomma contro la superficialitý, la banalitý e la facilitý bottegaia e cialtrona che rendono profondamente spregevole la maggior parte degli artisti rispettati di ogni regione d’Italia.
Via, dunque, restauratori prezzolati di vecchie croste! Via, archeologhi affetti da necrofilia cronica! Via, critici, compiacenti lenoni! Via, accademie gottose, professori ubbriaconi e ignoranti! Via!
Domandate a questi sacerdoti del vero culto, a questi depositari del leggi estetiche, dove siano oggi le opere di Giovanni Segantini: domandate loro perchÈ le Commissioni ufficiali non si accorgono dell'esistenza di Gaetano Previati; domandate loro dove sia apprezzata la scultura Medardo Rosso!... E chi si cura di pensare agli artisti che non hanno ancora vent’anni di lotte e di sofferenze, ma che pur vanno preparando opere destinate ad onorare la patria?
Hanno ben altri interessi da difendere, i critici pagati! Le esposizioni, i concorsi, la critica superficiale e non mai disinteressata condannano l’arte italiana all’ignominia di una vera prostituzione!
E che diremo degli specialisti? Suvvia! Finiamola, coi Ritrattisti, cogli Internisti, coi Laghettisti, coi Montagnisti!... Li abbiamo sopportati abbastanza, tutti codesti impotenti pittori da villeggiatura.
Finiamola con gli sfregiatori di marmi che ingombrano le piazze profanano i cimiteri! Finiamola con l’architettura affaristica degli appaltatori di cementi armati! Finiamola coi decoratori da strapazzo, coi falsificatori di ceramiche, coi cartellonisti venduti e cogli illustratori sciatti e balordi.
Ed ecco le nostre CONCLUSIONI recise:

Con questa entusiastica adesione al futurismo, noi vogliamo:

1. Distruggere il culto del passato, l’ossessione dell’antico, il pedantismo e il formalismo accademico.

2. Disprezzare profondamente ogni forma d’imitazione.

3. Esaltare ogni forma di originalitý, anche se temeraria, anche se violentissima.

4. Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile taccia di pazzia con cui si sferzano e s’imbavagliano gli innovatori.

5. Considerare i critici d’arte come inutili e dannosi.

6. Ribellarci contro la tirannia delle parole: armonia e buon gusto, espressioni troppo elastiche, con le quali si potrebbe facilmente demolire l’opera di Rembrandt, quella di Goya e quella di Rodin.

7. Spazzare via dal campo ideale dell’arte tutti i motivi, tutti i soggetti giý sfruttati.

8. Rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dal la scienza vittoriosa.

Siano sepolti i morti nelle pi˜ profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai teme rari!

I firmatari del manifesto della pittura futurista

I firmatari del Manifesto:
Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni, Severini
(Parigi 1912)

Pittore Umberto Boccioni (Milano)
Pittore Carlo Dalmazzo Carrà (Milano)
Pittore Luigi Russolo (Milano)
Pittore Giacomo Balla (Roma)
Pittore Gino Severini (Parigi)

Milano, 11 febbraio 1910