Olimpiadi di Monaco in un orrido bagno di sangue. Al momento in cui telefoniamo, a tarda notte, non è ancora possibile dire con esattezza quanti siano i morti: forse una quindicina. Il clamoroso gesto di un commando palestinese si è concluso con una sparatoria sulla pista dell'aeroporto di Monaco. Quattro terroristi sono stati abbattuti, due e sono in fuga. Ma anche tutti gli ostaggi, atleti israeliani, sono morti. " È terribile", ha detto alle tre di notte il sindaco di Monaco. "I palestinesi hanno fatto saltare un elicottero, un poliziotto è rimasto ucciso, un pilota è gravemente ferito. È impossibile in questo momento fare un bilancio esatto di quanto è accaduto". In un primo momento, invece, sembrava che gli ostaggi fossero riusciti a mettersi in salvo e che tutti i guerriglieri fossero fuori combattimento.
Stamane all'alba un "commando" di guerriglieri palestinesi è penetrato nel villaggio olimpico, ha assaltato la palazzina che ospita la squadra di Israele che vi si è barricato, prendendo in ostaggio tutti quelli che vi si trovavano, una decina fra atleti e tecnici. Vi è stata una breve e furiosa lotta. Due sportivi israeliani sono stati uccisi: uno era Moisè Weinberg, allenatore di lotta, poliziotto ha Tel Aviv; l'altro era un atleta del sollevamento pesi, Joseph Romano.

Tre arabi, nella mischia, sono rimasti feriti a coltellate. Vi hanno trovati a notte: quando, usciti i guerriglieri con gli ostaggi verso una illusoria libertà (un aereo, era stato detto loro, li avrebbe condotti in Tunisia), la polizia ha potuto penetrare nella palazzina.
Il dramma, che è durato tutto il giorno, ha toccato il culmine intorno alle 23 (mezza notte italiana). Dopo estenuanti negoziati, i guerriglieri hanno ritenuto di accettare l'offerta dell'aereo per raggiungere la Tunisia. Il governo tunisino aveva proposto di accogliere tutto il gruppo e di liberare immediatamente gli ostaggi israeliani, che gli arabi volevano tutti costi portarsi dietro.
I terroristi avevano chiesto un torpedone per raggiungere, dalla palazzina stretta d'assedio dalla polizia, uno spiazzo dov'erano ad attenderli tre elicotteri. Gli elicotteri, era inteso, gli avrebbero condotti all'aeroporto militare di Feldbrucke, dove attendeva, a motori accesi, un jet che avrebbe condotto in Tunisia attentatori e ostaggi.
Il torpedone, militare, è arrivato. Gli arabi, che erano una decina, vi sono saliti con i loro ostaggi. È mentre una decina, con le mani legate. Prigionieri e guardiani hanno preso posto su due elicotteri, nella cinta del villaggio olimpico; e gli elicotteri si sono levati in volo verso l'aeroporto. Su un terzo elicottero, che seguiva gli altri due, che erano militari tedeschi, in apparente servizio di scorta. Pareva che la Germania, pur di salvare i giochi olimpici, avesse deciso di sottostare al ricatto dei palestinesi, lasciandoli partire. Non era così.
All'aeroporto, due soli guerriglieri hanno lasciato gli elicotteri, e hanno raggiunto l'aereo, per controllare se tutto era in ordine. È sembrato loro che lo fosse. Sono tornati a gli elicotteri per avvertire i compagni che la strada era libera, e scendessero, insieme agli ostaggi. L'aeroporto militare era illuminato ad giorno. A un tratto, le luci si sono spente, ed è cominciato il finimondo. Nella zona, erano nascosti soldati specializzati dell'esercito tedesco, tiratori scelti. I "cecchini" hanno cominciato a sparare sul gruppo, attenti a non colpire gli ostaggi (risultano tutti indenni), gli arabi hanno risposto al fuoco e la battaglia si è scatenata.
Gli spari e sono continuati per tre ore. Quando le armi hanno taciuto, e sono stati di nuovo accesi le luci, la scena era agghiacciante. Tre terroristi giacevano atterra morti. Anche un poliziotto, o un soldato ancora non si sa, era morto, e molti altri erano feriti. Un altro dei terroristi, visto si perduto, si è ucciso, facendosi scoppiare una bomba a mano vicino al volto. Nella sparatoria, un elicottero, colpito da proiettili, ha preso fuoco. Le fiamme illuminavano sinistramente il campo di battaglia.
Sono riusciti a sfuggire alla trappola tre terroristi. Non si crede che andranno lontano, perché la zona è tutta circondata dalle forze tedesche. Uno, infatti, ferito, è stato catturato verso le urla della notte, a qualche distanza dalle piste dell'aeroporto. La radio, ha lanciato nella notte un appello drammatico agli automobilisti che sono fuori: non si fermino per nessuna ragione, perché vi sono dei terroristi armati in libertà, potrebbero tentare di impadronirsi di una vettura per cercare scampo. Imprecisato il numero dei feriti.
È questo finora il terribile bilancio, chissà se definitivo, di una giornata agghiacciante. Per cinque volte gli assalitori hanno fissato "l'ultimatum", minacciando di uccidere i prigionieri israeliani nella palazzina circondata, se non venivano accettate le loro richieste. Per cinque volte "l'ultimatum" è stato prorogato di alcune ore. Ore che il governo tedesco ha trascorso in costante contatto con quello israeliano, alla ricerca di una via d'uscita. Anche il governo egiziano, lo ha dichiarato alla televisione Willy Brandt chieda Bonn è volato a Monaco, ha collaborato alla ricerca di una soluzione pacifica del dramma.
I guerriglieri chiedevano la liberazione di 200 loro compagni che si trovano nelle carceri israeliane. Chiedevano anche a è le più elicotteri per fuggire, quando i prigionieri fossero stati liberati, per fuggire al riparo dei gli atleti in ostaggio. Israele non intendeva sottostare al ricatto. Né i terroristi manifestavano l'intenzione di rinunciare a ai risultati che si erano prefissi. Il governo della Baviera ha offerto, in cambio dei gli ostaggi, "una somma illimitata di denaro". Non l'hanno accettata. Come non hanno accettato l'offerta di personalità tedesche di darsi in ostaggio al posto degli sportivi ebrei. Fra quelli disposti a rimpiazzare gli israeliani nella prigionia vi erano anche Volgel, ex sindaco socialdemocratico di Monaco, l'uomo che riuscì ad ottenere alla sua città le ambite Olimpiadi, che adesso sono diventate dannate.
Dopo la lunga giornata angosciosa, è sembrato che i tedeschi avesse deciso di cedere. E erano le dieci di sera passate quando attraverso messaggeri è cominciata la trattativa con gli arabi. I tedeschi hanno fatto sapere che avrebbero concesso gli elicotteri per raggiungere l'aeroporto, e un jet per volare in Tunisia, che aveva offerto mediazione e ospitalità. I guerriglieri hanno accettato. Troppo fiduciosamente, che erano convinti ormai del successo. Invece stava per scattare la trappola. "Non avremmo mai permesso che lasciassero il territorio tedesco", ha dichiarato a notte fonda un portavoce del governo.
Proprio perché si sapeva che all'aeroporto sarebbe successa una tragedia, le autorità tedesche hanno compiuto un ultimo tentativo per non esporre gli ostaggi a ai pericoli della sparatoria. Hanno nuovamente offerto uno scambio di prigionieri. Fra quelli che si proponevano come ostaggio vi erano, a quanto sembra, anche esponenti del governo di Bonn. Ma gli arabi non hanno voluto saperne, del baratto. Essi volevano conservare le loro prede israeliane. Come queste abbiano potuto sfuggire alla gragnuola di pallottole che rischiavano da tutte le parti, ripetiamo è un prodigio.
I giochi sono rimasti sospesi dal pomeriggio in cui. Sembrava che sarebbero rimasti interrotti definitivamente. Invece alle due della notte, le autorità hanno avvertito che l'Olimpiade continua. È stata allungata di un giorno. Finirà lunedì invece di domenica. Domattina alle 10 tutti i partecipanti ai giochi si riuniranno allo stadio per una cerimonia funebre in omaggio a ai due israeliani e al militare tedesco uccisi. I giochi sportivi, ufficialmente, riprenderanno. Ma la sensazione che quella di domattina sarà la vera cerimonia di chiusura di queste Olimpiadi tragiche e diffusa.
Forse ancor più della liberazione dei compagni prigionieri a Tel Aviv due, i guerriglieri si prefigge vano di proporre al mondo, nei termini più drammatici, e col più vasto clamore perché gli occhi di tutti, ai quattro angoli della terra, sono puntati su Monaco, la tragedia che da venticinque anni insanguina la Palestina. L'azione dei palestinesi e stata delittuosa, ripugnante. Non soltanto perché essi hanno ucciso dei pacifici sportivi, ma anche perché hanno colpito al cuore la stessa mistica olimpica, portando la guerra nel villaggio della fratellanza. Essi non hanno offeso lo sport, che sarebbe l'ultima cosa. Hanno offeso le aspirazioni dell'intera umanità. Che almeno per due settimane ogni quattro anni, quando i giochi riuniscono i giovani di tutte le razze e di tutti i ciechi sotto lo stesso tetto, a disputare si successi sportivi negli stessi stati, alla fratellanza universale vuole crederci.
La palazzina dove abitano gli israeliani si trova al n. trentuno della Connollystrasse. Ogni strada del villaggio olimpico di Monaco ha il nome di un grande campione del passato. Connollystrasse è dedicata all'atleta cecoslovacca che da ragazza si chiamava Fikotova e scelse la libertà per sposare un campione americano Connolly. La signora Connolly che è stata portabandiera della squadra degli Stati Uniti durante la cerimonia inaugurale dei giochi.
Il villaggio a tre lunghe strade, lungo le quali si allinea non le palazzine, quella che occupa Israele si trova a un centinaio di metri istanza da quella dei gli atleti italiani.
Nelle tre strade, praticamente parallele, gli atleti delle varie nazioni sono stati sistemati secondo criteri che tengono conto delle divergenze politiche. I paesi che hanno vertenze in corso con altri paesi sono stati alloggiati lungo le due strade laterali. Le palazzine della strada centrale fanno in certo senso da scudo. Così da una parte sta una Corea, dalla parte opposta l'altra Corea. Da una parte la Germania dell'ovest, dalla parte opposta la Germania dell'est. Da una parte l'India e dall'altra il Pakistan. Da una parte, infine, Israele e dall'altra gli sportivi dei paesi arabi.
I guerriglieri sapevano tutto con esattezza. D'altronde non è difficile. Prima cosa perché l'accesso al villaggio non è impossibile, nonostante le misure di sicurezza (che stasera vengono duramente criticate, perché si sono rivelate, sotto una scorza di apparente lunghezza, del tutto inefficaci); poi perché è i possibili informatori, a Monaco sono parecchi.
Ma ecco adesso, come un film dell'orrore, le sequenze dell'allucinante giornata. Agli orari che sotto si indicano che da aggiungersi un'ora, perché la Germania non applica l'ora legale.

  • Ore 5:10 - due postini che si trovavano a passare nelle vicinanze della zona olimpica vedono alcuni uomini che stanno scavalcando la rete che recinge il villaggio. La rete è bassa un paio di metri e non ovunque sorvegliata. Deve proteggere gli atleti, nelle intenzioni degli organizzatori dei giochi, dalla curiosità del pubblico sportivo, niente più. I postini non fanno caso ha come sono vestiti il cinque uomini che scavalcalo la rete. Annotano mentalmente soltanto che portano delle sacche sportive. Pensano che siano degli atleti che rientrano di soppiatto nei loro alloggiamenti dopo una "notte brava", e proseguono per i fatti loro.
  • Ore 5:20 - una donna delle pulizie, all'interno del villaggio, che si trova nelle vicinanze della palazzina dove abitano gli atleti Israele, insieme a quelli di Hong Kong e a quelli dell'Uruguay, sente un colpo d'arma da fuoco. Corre dagli addetti al servizio d'ordine per dare l'allarme. Passa circa mezz'ora prima che si riesca a localizzare dove si è sparato, prima di avere la misura del dramma che comincia.
  • Ore 6:00 - l'allarme è generale. È grande la confusione. Vi sono atleti che, ignari di quanto sta accadendo, escono saltellando, in tutta, per andare ad allenarsi, e vi sono squadre di poliziotti armati di tutto punto che arrivano. Sirene e grida. Ma non panico. L'allenatore della squadra israeliana di sollevamento pesi è riuscito a fuggire al momento dell'irruzione degli arabi. È lui che porta alle autorità le prime notizie precise. Al momento dell'irruzione degli uomini armati nell'appartamento occupato dalla rappresentativa sportiva ebraica, egli ha capito subito cosa stava accadendo. È uscito in pigiama, da una finestra, è riuscito a calarsi a terra. Ha sentito uno sparo. Non sa altro. E per molte terribili ore non si saprà altro. Si saprà soltanto che la squadra olimpica israeliana è prigioniera dei terroristi arabi. Quante persone? Nessuno lo sa di preciso. Né quanti sono gli assalitori. Né quanti i prigionieri. Secondo questo allenatore fuggito, gli ostaggi sarebbero nove. Ma non è sicuro. Lo stabile dove si trovano i "commandos" palestinesi e i loro ostaggi viene isolato uno sbarramento di polizia.
  • Ore 7:00 - Le porte l'accesso al villaggio olimpico vengono sbarrate per tutti. Gli atleti soltanto possono entrarvi, ma non quelli che hanno dimenticato nella stanza la tessera di accreditamento. Anche chi intende lasciare il villaggio deve mostrare i documenti. I corridori ciclisti italiani, che abitano nel punto più vicino alla palazzina del dramma, neanche 100 metri di distanza, vengono invitati a lasciare le loro stanze e a sistemarsi altrove. Scatta la severità dei controlli. Purtroppo in ritardo.
  • Ore 8:00 - non si sa ancora cosa gli arabi chiedano, per lasciare gli ostaggi. Hanno consentito di avvicinarsi soltanto a ai barellieri, che raccolgono il corpo dell'ucciso, rimasto fuori della porta dell'appartamento. Di morti, nell'interno ce n'era un altro ma lo si saprà a notte fonda.
  • Ore 9:00 - la televisione piazza alcune macchine da ripresa in punti dominanti (tutto intorno al villaggio sorgono collinette fatte con i detriti delle case di Monaco distrutte dalla guerra), che comincia, agghiacciante, la trasmissione in diretta di questo pauroso dramma. Più volte, durante la giornata, si scorgono gli arabi di sentinella. Ce n'è uno, dalla faccia scura, che porta un cappellaccio bianco con le tese abbassate. Altri, i potenti teleobiettivi li colgono dietro le finestre di vetro che danno sul balcone. A momenti si affaccia, per prendere aria, anche qualcuno dei gli ostaggi. La sensazione è che ne fortilizio assediato vi sia calma. Le strade attorno alla palazzina sono deserte.
  • Ore 9:10 -nell'appartamento degli israeliani vi è il telefono, ed è questo il mezzo che gli arabi usano per comunicare con l'esterno. Fanno sapere che non vogliono più vedere, nelle vicinanze, uniformi militari. La prima linea dello sbarramento di polizia viene rimossa. Il posto degli agenti viene preso dagli addetti al servizio di vigilanza all'interno del villaggio; sono poliziotti anche essi ma vestiti con una divisa azzurra e un bianco cappello sportivo.
  • Ore 9:30 - parte da Bonn per Monaco, con un aereo speciale, l'ambasciatore israeliano in Germania, Hotschafler. L'ambasciatore ha ricevuto una lista con duecento nomi. I nomi di duecento guerriglieri palestinesi che si trovano nelle carceri israeliane. Ecco cosa vogliono i guerriglieri per rilasciare gli ostaggi sportivi: la liberazione dei duecento prigionieri.
  • Ore 9:35 - gli aeroporti di Monaco sono sottoposti a controllo serissimo. Ogni viaggiatore deve sottostare a esame. Misura precauzionale giusta: però, come quelle prese al villaggio olimpico, tardiva.
  • Ore 9:40 - molte autorità tedesche sono giunte al villaggio olimpico, fra cui il ministro dell'interno. Adesso vi giunge il dottor Vogel, ex sindaco di Monaco, l'uomo che riuscì a ottenere l'assegnazione delle Olimpiadi alla sua città, l'uomo che ha costruito i favolosi impianti di questi giochi. E che adesso si vede crollare tutto, travolto dal terrorismo politico. Egli cerca di entrare in contatto con i guerriglieri. Ha l'intenzione di offrire se stesso come ostaggio. I palestinesi rifiutano il contatto con lui.
  • Ore 11:10 - la confusione è grande, e le notizie si susseguono spesso magari infondate, spesso in contrasto le une con le altre. Adesso non più di tre aerei si tratterebbe, ma di tre elicotteri. Gli arabi li vorrebbero per raggiungere l'aeroporto insieme ai loro ostaggi e da lì decollare verso la salvezza.
  • Ore 11:20 - giunge al villaggio olimpico un distaccamento speciale dell'esercito tedesco. Quattordici tiratori scelti. Li hanno fatti venire in volo da Wiesbaden. Vengono fatti appostare nelle vicinanze della palazzina assediata. Ma è difficile pensare che essi dicevano l'ordine di sparare sugli arabi e di tanto in tanto si affacciano. Non si sa quanti esattamente siano i "commandos". I tiratori potrebbero colpirli facilmente, ma ucciderne uno, oppure due, potrebbe significare la condanna a morte per gli ostaggi.
  • Ore 11:30 - la notizia si è diffusa in città, migliaia di persone accorrono, e si assiepano alle porte sbarrate del villaggio olimpico, e sulle collinette che lo circondano. In tutti è l'angoscia. Venditori ambulanti non rinunciano all'occasione. Girano nella folla con bibite e Wurstel, e fanno affari d'oro. L'atmosfera è vagamente da "Asso nella manica".
  • Ore 12:15 - giunge al centro stampa il capo della polizia della Baviera. Di fronte a un paio di migliaia di giornalisti, e gli dichiara col volto teso: "la situazione è estremamente confusa. Le testimonianze di cui disponiamo finora non concordano neppure sull'ora dei fatti. La più attendibile sembra le 4:30. Sono stati uditi spari nella palazzina abitata da gli atleti israeliani, al n. 31 della Connollystrasse. Alcune persone armate sono penetrate negli alloggi della squadra olimpica di Israele. Gli atleti dormivano. Qualcuno ha evidentemente tentato di difendersi dall'attacco. Vi sono stati spari. C'è un morto che è già stato condotto all'obitorio, c'è un ferito. Il ferito è nelle mani degli attaccanti. Sono state in tavola atte trattative per ottenerne la liberazione ma senza successo. Non sappiamo ancora niente di preciso neppure sul numero degli ostaggi. Secondo le testimonianze che abbiamo raccolto, questi variano da 9 a 26. Neppure sappiamo quanti siano i terroristi: le testimonianze anche qui variano da 5 a 21. I guerriglieri hanno lasciato scivolare dalle finestre dell'appartamento dove sono barricati un messaggio con tre richieste. Il sindaco del villaggio olimpico, che è riuscita mettersi in contatto con loro per telefono, ha fatto presente che due delle richieste sono materialmente inaccettabili. I terroristi vi hanno rinunciato che danno mantenuto in vigore una sola richiesta: la liberazione di duecento prigionieri politici dalle carceri israeliane. Il governo della Baviera ha offerto a ai terroristi una somma illimitata di denaro in cambio della liberazione dei gli ostaggi. Autorità tedesche si sono offerte in ostaggio in cambio dei gli atleti israeliani. I terroristi non hanno accettato né l'una proposta né l'altra".
  • Ore 13:05 - altri istanti tremendi. Ma anche questo secondo "ultimatum" è scaduto, e non è successo niente di tragico. I palestinesi hanno fissato la prossima scadenza per le ore 17.
  • Ore 13:30 - arriva all'aeroporto di Monaco da Tel Aviv, la madre di uno degli israeliani uccisi. Si chiamava Mosè Weinberg, poliziotto a Tel Aviv. Era qui come allenatore della squadra di lotta. La povera signora è accolta da funzionari dell'ambasciata israeliana e condotta immediatamente all'obitorio. Del ferito non si sa niente. Circola la voce che sia morto anche esso (i giornali che escono in edizione straordinaria parlano di due morti) ma nessuno lo conferma. Via incertezza anche su chi sia. Alcune voci dicono che sia un allenatore di nome Goldfedner. Altre che sia un atleta, un fiorettista di nome Yeuda Weisenstein, per il quale i giochi olimpici erano già finiti perché era stato sconfitto l'altro giorno dallo schermidore italiano Simoncelli.
  • Ore 15:00 - da Bonn parte per Monaco Willy Brandt. Prima di salire in aereo e i rivolge un appello al governo di tutti paesi arabi perché adoperino la loro influenza per ottenere la liberazione dei gli ostaggi. Il governo tedesco è in contatto permanente con Tel Aviv.
  • Ore 16:00 - giunge l'annuncio che legare in programma per oggi sono sospese. La sospensione delle Olimpiadi, si dice, durerà fino alle ore 14 di domani. Legare in corso, però, continuano. E la televisione seguita ad alternare visioni di torneo di pallamano, cavalli in esercizio di " dressage", e canoisti in lotta fra loro a visioni spettrali della palazzina dove si consuma il dramma d'un gruppo di uomini colpevoli soltanto di essere ebrei. È allucinante questo alternarsi di immagini.
  • Ore 16:15 - arriva Willy Brandt, tiene rapporto nel palazzo del governo della Baviera.
  • Ore 16:30 - si diffonde la notizia che Mark Spitz, l'atleta che con le sue sette medaglie d'oro ha illuminato questi Olimpiadi, finché pacifica gara sportiva sono state, se n'è andato. Dall'albergo del centro dove lo aveva condotto, la polizia lo ha trasferito sotto scorta all'aeroporto, facendolo imbarcare sul primo aereo in partenza per l'America. Gli arabi, a Monaco, sono molti. Qui hanno sede più o meno clandestina molte delle organizzazioni di guerriglia. Il timore che altri "commandos" possono cercare di catturare il campione, che è ebreo, e molto legato ad Israele, è stato grande. Il modo migliore per garantire la sua incolumità, si è convenuto che fosse quello di farlo andar via da Monaco.
  • Ore 17:30 - il nuovo ultimatum, corre la voce è fissato per le 19. I nervi sono sempre più tesi. Ormai, l'angoscia dura da dodici ore. È angoscioso pensare che anche i nervi dei "commandos" saranno al limite della tensione. E quando i nervi non sono più sotto controllo, può accadere di tutto. Uno dei palestinesi, poco fa, si è mostrato al balcone. Ostentava un giubbotto antiproiettile. Forse gli attaccanti hanno inteso dimostrare che sono bene organizzati e dispongono di mezzi.
  • Ore 18:00 - da qualche ora, si apprende, è una delle "hostess olimpiche", una di quelle ragazze vestite di azzurro, un costume bavarese rivisto dal sarto francese Courreges, che tiene i contatti tra le autorità tedesche e i "commandos". Questi hanno accettato che la ragazza faccia la spola, per portare alle autorità le richieste, per riportare nella palazzina le risposte. Richieste, durante la giornata, i guerriglieri ne hanno avanzate parecchie. Queste, in vari momenti: la liberazione dei duecento prigionieri; la promessa ad essere liberi di lasciare il villaggio olimpico con le loro armi; tre elicotteri a disposizione per la fuga; poi tre aerei. Hanno anche tenuto a precisare, gli assalitori, che "considerano la Germania responsabile di tutto quanto potrà accadere". Ma la richiesta sulla quale insistono di più, e non sembrano disposti a cedere, è la liberazione dei prigionieri in Israele. Purtroppo neppure il governo ebraico sembra disposto a cedere su questo punto.
  • Ore 19:05 - parla alla televisione Willy Brandt. Un breve discorso per ricordare anche a ai guerriglieri che probabilmente lo stanno ascoltando che la "violenza non paga". Il cancelliere, col volto era ti si nuovo, scandisce le parole e in forma che saranno compiuti passi "perché non vi siano altri assassini e il suicidio dei guerriglieri". Non specifica di quali passi si tratta, ma precisa che durante tutta la giornata il governo tedesco, quello israeliano e quello egiziano sono stati in costante contatto per cercare di arrivare a una felice soluzione del dramma. Suscita impressione questa collaborazione dell'Egitto agli sforzi comuni.
  • Ore 21:00 - i guerriglieri chiedono da mangiare. Sono diffidenti: precisano che il cibo dovrà essere prima assaggiato da chi lo porterà.
  • Ore 22:00 - scade anche il nuovo ultimatum e non succede niente.
  • Ore 22:05 - il capo della delegazione egiziana si presta a fare da mediatore. Fu l'interprete a un colloquio a distanza fra il capo della polizia della Baviera e uno dei guerriglieri. I guerriglieri e sono irremovibile: "o liberate i nostri prigionieri o moriamo tutti qua dentro".
  • Ore 23:00 - il dramma precipita. Gli arabi con gli ostaggi lasciano la palazzina; vanno a gli elicotteri; tra poco sarà la tragedia.


I protagonisti
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